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Commenti

  • Paola Biasin ha scritto Altro
    Essere genitori e non amarsi: difficile!... Domenica, 14 Giugno 2015
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    Oh come mi... Venerdì, 05 Dicembre 2014
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    Nel film "Il ladro di... Lunedì, 18 Novembre 2013

Articoli

Il gruppo in formazione


Confrontarsi con gli educatori è sempre arricchente perché obbliga il formatore a decentrarsi e a guardare il mondo da punti di vista diversi. Qualche volta si incontrano degli operatori dallo sguardo rassegnato e qualche altra volta ingenuamente entusiasta; alle volte si intercetta un pensiero rigido e altre volte rigoroso; sempre però si smuove un indagare attento e curioso.
Ogni educatore racconta di sé mentre narra delle sue esperienze al lavoro poiché ciascuno, discutendo della sua relazione con i ragazzi, rievoca anche se stesso. La parte affascinante e gratificante del lavoro di formazione consiste allora nel conoscere tanti esseri umani con i loro dubbi e le loro domande, le loro convinzioni e le loro opinioni.

L'adolescente alla ricerca di «cibo per la mente»

 

logo-animazionesociale

 

Il formarsi del desiderio dentro le nuove generazioni si trova nel dialogo quotidiano intorno al significato delle esperienze che si vivono. Come ricerca dentro le cose, mai fuori dalle cose.

Più che in una passione improvvisa, il desiderio prende forma nel rileggere e dare significato alle scelte personali, alle trappole e gli inganni, ma anche e soprattutto agli slanci generosi e alle scoperte creative. Man mano che, per dirla con Paulo Freire, si prende coscienza di sé dentro una presa di coscienza del mondo. Come pensare il dialogo tra adulti e giovani come quotidiano dialogo su «questa» vita?

 

"Non possiamo crearci da soli: noi riceviamo la lingua, il nome e l'origine. Il piacere di pensare insieme lega senza effetti distruttivi o colpevolizzanti invidia e gratitudine, esperienza dell'illusione e messa alla prova della realtà ... mobilita il desiderio di risolvere con l'altro gli enigmi principali che ci rendono simile a lui."

Renè Kaes, La parola e il legame.

 

 

Gli adolescenti vengono facilmente descritti dagli adulti - e soprattutto dai media - con aggettivi che ne sottolineano più i lati negativi che quelli positivi. Li si indica come bulli capaci di angherie, delinquenti colpevoli di efferati delitti, tossicodipendenti da mix di sostanze, apatici fannulloni, bamboccioni protetti dalla famiglia, parassiti sociali, ecc. Ragazzi distrutti e distruttivi che non sopportano lo spazio tra il desiderio e l'azione. Giovani diseducati che, incapaci di collocarsi tra passato, presente e futuro, sanno godere solamente dell'attimo fuggente. Adolescenti alle prese con un mondo dove si è confusa la felicità con l'appagamento delle istanze istintuali. Studenti che non hanno acquisito una cultura in grado di promuovere l'esercizio del simbolico che sa addomesticare la forza pulsionale.

L’aggressività nell’età evolutiva

Io mi chiedo se proprio quei figli
che noi siamo tentati di definire come mostri
non siano invece i figli più logici, più sinceri, più coerenti
al sistema di cui noi stessi siamo attori e protagonisti
David Maria Turoldo



Non ho paura
Ogni bambino nasce con una dose di sana aggressività. Gli serve per attaccarsi, con determinazione, al seno e nutrirsi. Gli è utile per chiedere, con puntiglio, soccorso quando sta male e venire protetto. Gli è necessaria per far fronte, con energia, alla paura di essere lasciato senza cure ed essere consolato.

Pubblicato su
psycomedia

Un "personaggio" che si fa portavoce della "zolla lavica"
del paziente
è una sorta di gomitolo narrativo
che è in attesa di essere tessuto
da analista e paziente.
(Antonino Ferro,
Evitare le emozioni, vivere le emozioni,
Cortina 2007)


La condizione di figlio con cui nasciamo - se ci riconosciamo adultescenti - è vitalizia.
Questo è l'epistema che non va negato, dentro e fuori di ognuno di noi, alla luce del quale si può pensare l'impensato, far succedere oggi quel che fino ad ieri non è successo.
Di qui può venire la cultura necessaria al vivere e al sopravvivere.
(Luigi Pagliarani, Parola di bambino, 1992 Pagus)

Psicoterapia psico-socio-analitica
Nell'attuale cultura psicoanalitica non possiamo prescindere dalla convinzione che l'identità soggettiva sia fortemente determinata dalla trasmissione generazionale.
Nel modello psico-socio-anlitico il concetto fondante è altresì quello di puer.
E' questa infatti una nozione teorica che va definendo ogni individuo come il figlio nato da un taglio ombelicale.
Figlio che diviene aspettativa di un nuovo progetto, che dimora emotivamente nel mondo interiore di ogni individuo, che entra nei contesti reali attraverso una specifica matrice affettiva.

Incontri

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Paola Scalari
è psicologa, psicoterapeuta, psicosocioanalista, docente in Psicoterapia della coppia e della famiglia alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG e di Teoria e tecnica del gruppo operativo in ARIELE psicoterapia. Docente Scuola Genitori Impresa famiglia Confartigianato.
Socia di ARIELE Associazione Italiana di Psicosocioanalisi. E’ consulente, docente, formatore e supervisore di gruppi ed équipe per enti e istituzioni dei settori sanitario, sociale, educativo e scolastico.
Cura per Armando la collana Intrecci e per la meridiana la collana Premesse… per il cambiamento sociale, ed è consulente delle riviste Animazione sociale del gruppo Abele, Conflitti del CPPP, Io e il mio Bambino, Sfera-Rizzoli group.
Nel 1988 ha fondato i "Centri età evolutiva" del Comune di Venezia per sostenere la famiglia nel suo compito di far crescere i figli e si è occupata della progettualità del servizio Infanzia Adolescenza della città di Venezia.
Insieme a Francesco Berto ha recentemente pubblicato per le edizioni La Meridiana: "Adesso basta! Ascoltami. Educare i ragazzi al rispetto delle regole." (2004), "Fuggiaschi. Adolescenti tra i banchi di scuola." (2005), "Fili spezzati. Aiutare genitori in crisi, separati e divorziati." (2006), "ConTatto. La consulenza educativa ai genitori." (2008), "Padri che amano troppo." (2009), "Mal d'amore. Relazioni familiari tra confusioni sentimentali e criticità educative." (2011), "A scuola con le emozioni - Un nuovo dialogo educativo" (2012), "Il codice psicosocioeducativo" (2013), "Parola di Bambino. Il mondo visto con i suoi occhi." (2013).

Educare è insegnare ad avere fiducia nel mondo che verrà, a investire positivamente le proprie capacità, a sognare e faticare per realizzare le proprie speranze di vita. Una scuola attiva, formativa, lo sa.
La scuola attiva e formativa è la scuola che tutti noi vorremmo avere per i nostri bambini e ragazzi ma sembra essere lontano anni luce da quello che incontriamo quotidianamente. Prevale una lamentazione diffusa: insegnanti che si lamentano della famiglia dei propri alunni, genitori che difendono tout court i figli e non sembrano comprendere la necessità di un apprendimento basato su aspetti cognitivi, cooperativi ed emotivi. Si trova tanta demotivazione e ancor più rassegnazione, al punto da creare una sorta di imprinting alla rassegnazione anche nei bambini.
Questo libro, curato da Paola Scalari e scritto da insegnanti, pedagogisti, psicologi ed educatori ha il compito da un lato di fare una fotografia critica del presente, dall'altro di proporre buone pratiche per una scuola dell'oggi e del domani. Le buone pratiche sono basate su teorie consolidate ma non ancora applicate in maniera sistematica e consapevole: Bauleo, Pagliarani, Bleger, Freinet, Milani e, per citare il mondo attuale, Canevaro e Demetrio.
Si tratta di pratiche che tengono conto della possibilità di costruire una scuola che aiuti a pensare, dialogare, dar forma. Una scuola basata sull'ascolto, su modalità cooperative, dove bambini e ragazzi possano sentirsi liberi di esprimersi ma anche di prendersi responsabilità in base alle loro competenze. Una scuola che sa mettersi in relazione con i bambini e che sa creare basi per una coesione tra adulti che condividono l'educazione dei figli e degli allievi.
A scuola con le emozioni è rivolo agli insegnanti e ai genitori, ma anche a educatori e psicologi. Com'è il mondo visto con gli occhi del bambino? E' una domanda a cui dovrebbero saper rispondere soprattutto gli educatori dei bambini (oltre che i genitori, auspicabilmente), le maestre e i maestri di vari livelli, coloro che sono impegnati a far crescere i piccoli, ad indicare loro la strada per diventare adulti, per imparare a vivere. Una bella risposta alla domanda è contenuta nel libro "Parola di bambino" scritto da Paola Scalari e Francesco Berto, edizioni la meridiana (premesse... per il cambiamento sociale). La collana, per altro, è curata dalla stessa Paola Scalari che venerdì 14 alle 18 sarà alla libreria Einaudi di Trento in piazza della Mostra.

"Il conflitto che i bambini esprimono con le loro paure richiede l'amore di tutta la nostra intelligenza", scriveva lo psicanalista Luigi Pagliarani negli anni Novanta. Fondatore e presidente di ARIELE (Associazione Italiana di Psicosocioanalisi), Pagliarani, ha lasciato una profonda traccia del suo pensiero tanto che, molti dei suoi, allievi, ora psicanalisti e psicoterapeuti, hanno costituito la Fondazione a lui dedicata (www.luigipagliarani.ch). Fra questi Carla Weber che, venerdì 14, sarà in conversazione con Paola Scalari, co-autrice del libro. Suddiviso in quattro parti, "Alfabetizzazione sentimentale" la prima, "Chiamale emozioni" la seconda, "Il legame familiare" la terza e "Immagini spontanee, volare in alto" la quarta, "Parola di bimbo" non racconta, evoca, "mobilita cioè, poeticamente, la condizione di figlio che è l'elemento unificante l'umanità". Per gli studiosi che fanno riferimento a Luigi Pagliarani, gli autori del libro e coloro che fanno parte dell' associazione "Ariele", oltrecché della Fondazione, "la possibilità di ogni bambino di costruire un buon legame con sé stesso e con il mondo esterno va iscritta nei rapporti tra genitori, nei vincoli tra famiglie, nel tessuto vitale di un territorio, nell'attenzione creativa del mondo scolastico e nelle buone offerte del tempo libero". Sostengono gli autori del libro che "un adulto significativo nella crescita dei minori sa rimanere in contatto con la parte piccola, sensibile, fragile, incompiuta di se stesso". Solo così è possibile riconoscere ed identificarsi con le fatiche emotive dei bambini e aiutare il piccolo a "mettere in parole le emozioni". Non un percorso facile perché presuppone, da parte dell'adulto, la capacità di instaurare un livello comunicativo fra sé e il piccolo, visibile e invisibile, fra la mente di chi è già formato e la psiche di chi deve ancora formarsi. Una sfida bella, premessa necessaria per un mondo umano più equilibrato e meno sofferente. Il libro è il risultato di una ricerca sul campo fatta con i bambini e, nelle pagine sono contenute anche le loro osservazioni, le riflessioni su alcune questioni poste dall'educatore. Una postfazione di Luigi Pagliarani contribuisce a centrare ancor più il tema perché i due verbi da coniugare in ambito educativo sono "allevare e generare. Il grande - che sa ed ha - con l'allevare dà al piccolo quel che non sa e non ha. Qui c'è una differenza di statura. Nel generare questa differenza sparisce. Tutti contribuiscono a mettere al mondo, a far nascere quel che prima non c'era...". Un libro utile a educatori, genitori e adulti che vogliano rapportarsi con successo con i piccoli.