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Commenti

  • Paola Biasin ha scritto Altro
    Essere genitori e non amarsi: difficile!... Domenica, 14 Giugno 2015
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Articoli

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Il potere della parola nei processi di cambiamento

 

L'operatore incontra storie aggrovigliate, vite che paiono prive di una trama intelligibile. Spesso la fatica delle persone di procedere nell'esistenza deriva proprio dal non riuscire a dipanare questi grovigli, dal rappresentarsi la propria vita unicamente nel suo avvitarsi ripetitivo. Compito dell'operatore è allora cogliere i «blocchi narrativi» nella storia delle persone, comprenderli e cercare di renderli meno invalicabili, trovando parole per dipanarli. Dare ai traumi una rappresentazione li rende, infatti, più facilmente affrontabili.

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La bussola teorica e professionale di un operatore sociale

 

Ogni professionista del prendersi cura - per rimettere in moto ciò che nella persona si è bloccato o per dar forma a ciò che in lei non si è mai compiuto - non può che adoperare strumenti raffinati, precisi, solidi. Occorre insomma una preparazione teorica e personale per intervenire nei processi di cambiamento individuale. Vi sono in questo senso alcuni autori dalla cui lettura un operatore sociale difficilmente può prescindere. I loro pensieri e le loro teorie sorreggono nell'esercizio di un mestiere «impossibile quanto affascinante».

Uscire dai confini tra servizi e professioni

 

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Quando si trovano ad allontanare un minore da casa, gli operatori a volte non riescono a dividere il peso di questa travagliata scelta né con i colleghi né con la comunità sociale. Forse perché spaventati dall’immagine di «ladri di bambini» circolante nell’immaginario collettivo. Forse perché invasi da emozioni negative difficili da condividere. Eppure è cruciale stringere il vincolo tra operatori e professioni, costruire convergenze di visioni non solo nel servizio ma nella rete operativa, mettere in circolo il sapere nella comunità sociale.

Il sostegno all'individuarsi dei minori dentro famiglie confusionarie

 

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Quando allontanare un minore dai suoi genitori? L'esperienza porta a dire che l'allontanamento non è necessario quando si può aiutare il bambino a individuarsi pur tenendolo dentro la sua confusionaria famiglia. Il processo di individuazione è dunque ciò che va salvaguardato. Ma perché il piccolo possa individuarsi occorre che trovi nella mente degli operatori uno spazio differenziato da quello dei grandi. Per questo è importante aver cura della mente degli operatori, aiutarla a digerire le complesse emozioni a cui è esposta.

Specchiarsi nell'altro per trovare se stessi

 

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Sondare con più attenzione ciò che nel gruppo avviene, ciò di cui nel gruppo si parla, consente all'educatore una migliore comprensione degli atteggiamenti individuali, spesso traduzione in comportamenti singoli degli stati d'animo dell'insieme, e l'individuazione dei temi vissuti come importanti, dei motivi di insicurezza e timore. Solo muovendo da questa sensibilità, la lotta all'esclusione, il sostegno all'esteriorizzazione e comprensione delle emozioni, l'offerta di spunti culturali al narrarsi dei ragazzi assumono contenuti concreti.

Il gruppo e la testimonianza degli adulti

 

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L'approdo alla costruzione di un sé maturo passa per il ragazzo attraverso una ricerca a tentoni, maldestra, densa di prove ed errori, con i quali confrontarsi e dai quali imparare.
Se soltanto il gruppo dei pari è per il ragazzo contenitore e tramite della trasformazione, l'adulto, da parte sua, rinunciando a comandi e imposizioni, può testimoniare, col suo comportamento, che ci si può allontanare sapendo di trovare un sostegno nei momenti difficili e che la meta del diventare adulti può valere gli sforzi fatti per raggiungerla.

"All’adolescente è tanto difficile assumere una responsabilità, che implica una continuità nel tempo: implica cioè che l’individuo che è sul punto di fare qualcosa si senta lo stesso che era quando aveva deciso di farla, o di astenersene."
(L. e R. Grinberg)

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Paola Scalari
è psicologa, psicoterapeuta, psicosocioanalista, docente in Psicoterapia della coppia e della famiglia alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG e di Teoria e tecnica del gruppo operativo in ARIELE psicoterapia. Docente Scuola Genitori Impresa famiglia Confartigianato.
Socia di ARIELE Associazione Italiana di Psicosocioanalisi. E’ consulente, docente, formatore e supervisore di gruppi ed équipe per enti e istituzioni dei settori sanitario, sociale, educativo e scolastico.
Cura per Armando la collana Intrecci e per la meridiana la collana Premesse… per il cambiamento sociale, ed è consulente delle riviste Animazione sociale del gruppo Abele, Conflitti del CPPP, Io e il mio Bambino, Sfera-Rizzoli group.
Nel 1988 ha fondato i "Centri età evolutiva" del Comune di Venezia per sostenere la famiglia nel suo compito di far crescere i figli e si è occupata della progettualità del servizio Infanzia Adolescenza della città di Venezia.
Insieme a Francesco Berto ha recentemente pubblicato per le edizioni La Meridiana: "Adesso basta! Ascoltami. Educare i ragazzi al rispetto delle regole." (2004), "Fuggiaschi. Adolescenti tra i banchi di scuola." (2005), "Fili spezzati. Aiutare genitori in crisi, separati e divorziati." (2006), "ConTatto. La consulenza educativa ai genitori." (2008), "Padri che amano troppo." (2009), "Mal d'amore. Relazioni familiari tra confusioni sentimentali e criticità educative." (2011), "A scuola con le emozioni - Un nuovo dialogo educativo" (2012), "Il codice psicosocioeducativo" (2013), "Parola di Bambino. Il mondo visto con i suoi occhi." (2013).

Educare è insegnare ad avere fiducia nel mondo che verrà, a investire positivamente le proprie capacità, a sognare e faticare per realizzare le proprie speranze di vita. Una scuola attiva, formativa, lo sa.
La scuola attiva e formativa è la scuola che tutti noi vorremmo avere per i nostri bambini e ragazzi ma sembra essere lontano anni luce da quello che incontriamo quotidianamente. Prevale una lamentazione diffusa: insegnanti che si lamentano della famiglia dei propri alunni, genitori che difendono tout court i figli e non sembrano comprendere la necessità di un apprendimento basato su aspetti cognitivi, cooperativi ed emotivi. Si trova tanta demotivazione e ancor più rassegnazione, al punto da creare una sorta di imprinting alla rassegnazione anche nei bambini.
Questo libro, curato da Paola Scalari e scritto da insegnanti, pedagogisti, psicologi ed educatori ha il compito da un lato di fare una fotografia critica del presente, dall'altro di proporre buone pratiche per una scuola dell'oggi e del domani. Le buone pratiche sono basate su teorie consolidate ma non ancora applicate in maniera sistematica e consapevole: Bauleo, Pagliarani, Bleger, Freinet, Milani e, per citare il mondo attuale, Canevaro e Demetrio.
Si tratta di pratiche che tengono conto della possibilità di costruire una scuola che aiuti a pensare, dialogare, dar forma. Una scuola basata sull'ascolto, su modalità cooperative, dove bambini e ragazzi possano sentirsi liberi di esprimersi ma anche di prendersi responsabilità in base alle loro competenze. Una scuola che sa mettersi in relazione con i bambini e che sa creare basi per una coesione tra adulti che condividono l'educazione dei figli e degli allievi.
A scuola con le emozioni è rivolo agli insegnanti e ai genitori, ma anche a educatori e psicologi. Com'è il mondo visto con gli occhi del bambino? E' una domanda a cui dovrebbero saper rispondere soprattutto gli educatori dei bambini (oltre che i genitori, auspicabilmente), le maestre e i maestri di vari livelli, coloro che sono impegnati a far crescere i piccoli, ad indicare loro la strada per diventare adulti, per imparare a vivere. Una bella risposta alla domanda è contenuta nel libro "Parola di bambino" scritto da Paola Scalari e Francesco Berto, edizioni la meridiana (premesse... per il cambiamento sociale). La collana, per altro, è curata dalla stessa Paola Scalari che venerdì 14 alle 18 sarà alla libreria Einaudi di Trento in piazza della Mostra.

"Il conflitto che i bambini esprimono con le loro paure richiede l'amore di tutta la nostra intelligenza", scriveva lo psicanalista Luigi Pagliarani negli anni Novanta. Fondatore e presidente di ARIELE (Associazione Italiana di Psicosocioanalisi), Pagliarani, ha lasciato una profonda traccia del suo pensiero tanto che, molti dei suoi, allievi, ora psicanalisti e psicoterapeuti, hanno costituito la Fondazione a lui dedicata (www.luigipagliarani.ch). Fra questi Carla Weber che, venerdì 14, sarà in conversazione con Paola Scalari, co-autrice del libro. Suddiviso in quattro parti, "Alfabetizzazione sentimentale" la prima, "Chiamale emozioni" la seconda, "Il legame familiare" la terza e "Immagini spontanee, volare in alto" la quarta, "Parola di bimbo" non racconta, evoca, "mobilita cioè, poeticamente, la condizione di figlio che è l'elemento unificante l'umanità". Per gli studiosi che fanno riferimento a Luigi Pagliarani, gli autori del libro e coloro che fanno parte dell' associazione "Ariele", oltrecché della Fondazione, "la possibilità di ogni bambino di costruire un buon legame con sé stesso e con il mondo esterno va iscritta nei rapporti tra genitori, nei vincoli tra famiglie, nel tessuto vitale di un territorio, nell'attenzione creativa del mondo scolastico e nelle buone offerte del tempo libero". Sostengono gli autori del libro che "un adulto significativo nella crescita dei minori sa rimanere in contatto con la parte piccola, sensibile, fragile, incompiuta di se stesso". Solo così è possibile riconoscere ed identificarsi con le fatiche emotive dei bambini e aiutare il piccolo a "mettere in parole le emozioni". Non un percorso facile perché presuppone, da parte dell'adulto, la capacità di instaurare un livello comunicativo fra sé e il piccolo, visibile e invisibile, fra la mente di chi è già formato e la psiche di chi deve ancora formarsi. Una sfida bella, premessa necessaria per un mondo umano più equilibrato e meno sofferente. Il libro è il risultato di una ricerca sul campo fatta con i bambini e, nelle pagine sono contenute anche le loro osservazioni, le riflessioni su alcune questioni poste dall'educatore. Una postfazione di Luigi Pagliarani contribuisce a centrare ancor più il tema perché i due verbi da coniugare in ambito educativo sono "allevare e generare. Il grande - che sa ed ha - con l'allevare dà al piccolo quel che non sa e non ha. Qui c'è una differenza di statura. Nel generare questa differenza sparisce. Tutti contribuiscono a mettere al mondo, a far nascere quel che prima non c'era...". Un libro utile a educatori, genitori e adulti che vogliano rapportarsi con successo con i piccoli.