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Commenti

  • Paola Biasin ha scritto Altro
    Essere genitori e non amarsi: difficile!... Domenica, 14 Giugno 2015
  • Emanuela ha scritto Altro
    Siamo messi male
    Oh come mi... Venerdì, 05 Dicembre 2014
  • Renata ha scritto Altro
    Perchè stupirci?
    E' un problema quello... Domenica, 24 Novembre 2013
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    Speranza
    Neppure la giornata sui diritti... Sabato, 23 Novembre 2013
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    Chi è Educatore ha espresso... Sabato, 23 Novembre 2013
  • Domenico ha scritto Altro
    Ragazze Invisibili
    Una brutta,... Mercoledì, 20 Novembre 2013
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    Nel film "Il ladro di... Lunedì, 18 Novembre 2013

Articoli

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La trasformazione del rapporto genitore-figlio

 

L'appropriazione del corpo e la scoperta della sessualità, l'arricchirsi dialettico del pensiero, la nascita di interessi al di fuori della cerchia familiare, il distacco progressivo del preadolescente richiedono un riposizionamento dei rapporti. Genitori ed educatori sono chiamati a mettersi in ascolto del tumultuoso mondo emozionale del ragazzo per aiutarlo a esprimerlo, sapendogli concedere una libertà ragionevole, ma erigendo, al contempo, quella barriera generazionale che non consente confusioni di ruolo e permette la corretta definizione dei rapporti.

E' tempo di andare

 

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Il passaggio attraverso l'identificazione con il «gruppo dei pari» è necessario al ragazzo per metabolizzare il distacco dal gruppo di appartenenza primario, quello familiare, e per giungere all'individuazione di sé. Affinché questo distacco non si traduca in rottura o incomprensione e sia, invece, percorso di crescita verso l'indipendenza, anche l'adulto è chiamato a mettersi in gioco, ricercando la linea sottile che distingue protezione e responsabilità dall'invasione di un mondo che non lo vede più al centro.

Chi è il preadolescente? Comunemente lo si definisce sia come bambino che come ragazzo. Sono Anna Freud (1949), Erikson (1951) e Blos (1958) che, considerando la pubertà come momento evolutivo che porta al dissolvimento dell'organizzazione della latenza, hanno definito questa fase evolutiva «preadolescenza».

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Entriamo in una scuola e, stando in disparte, con discrezione, osserviamo cosa accade dentro ad un'aula durante una lezione. Tra i banchi aleggia un forte anelito. Si può quasi toccare, annusare, sentire sulla pelle mentre con la sua carica penetrante cerca di introdursi dentro di noi, di avvolgerci come se volesse compenetrarci. A un certo punto ci sembra addirittura di vederlo.

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Fermarsi per trasformare l'irruente fare in un pacato comprendere

 

Ci sono famiglie dove avvengono veri e propri travasi di emozioni negative dai genitori ai figli. Inconsciamente o no, madri e padri trasmettono le loro traversie, le loro ansie, rischiando di precipitare i figli in gravi rotture evolutive. Rischio tanto più serio se è vero che quanto ciascun minore attinge nelle prime relazioni familiari viene da lui stesso giocato duramente nell'adolescenza. Ecco perché è importante aiutare i genitori a riflettere, a ridare parole ai loro vissuti, così da farli uscire dalla ripetitività delle loro modalità relazionali con i figli.

Rompere i pre-giudizi per far crescere le future generazioni

 

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È' sotto gli occhi di tutti lo stress a cui sono sottoposti genitori e famiglie, a causa di fattori come la velocità dei ritmi di vita e l’ansietà che inducono, l’assorbimento delle energie emotive da parte del lavoro, la necessità di riorientarsi continuamente dentro le sfide culturali della «società del rischio». Eppure, le famiglie sono uno dei luoghi più intensi di ricerca di varchi verso il futuro, sono laboratori di ricerca culturale, etica ed educativa, ma necessitano di spazi sociali e culturali in cui rielaborare i propri percorsi.

 

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In breve: lavorare efficacemente in un gruppo significa innanzi tutto imparare a rielaborare incessantemente e collettivamente i vissuti comuni. Ma è indubbiamente nella capacità di trovare un equilibrio, anche se provvisorio, del complesso mix di componenti affettive e cognitive di cui ogni partecipante è portatore che risiede la possibilità di una maturazione del gruppo e la capacità di accettare il senso del limite senza rinunciare all’azione.

Conoscere l’oggetto del proprio lavoro, per gli operatori impegnati in un progetto, comporta un processo di apprendimento continuo. Apprendere significa far crescere il proprio sapere. Sapere comporta una ripetuta elaborazione delle fantasie e dei fantasmi che si sviluppano nel processo di trasformazione. Trasformarsi mobilita dunque emozioni, sentimenti ed affetti personali di ciascun operatore.

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Paola Scalari
è psicologa, psicoterapeuta, psicosocioanalista, docente in Psicoterapia della coppia e della famiglia alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG e di Teoria e tecnica del gruppo operativo in ARIELE psicoterapia. Docente Scuola Genitori Impresa famiglia Confartigianato.
Socia di ARIELE Associazione Italiana di Psicosocioanalisi. E’ consulente, docente, formatore e supervisore di gruppi ed équipe per enti e istituzioni dei settori sanitario, sociale, educativo e scolastico.
Cura per Armando la collana Intrecci e per la meridiana la collana Premesse… per il cambiamento sociale, ed è consulente delle riviste Animazione sociale del gruppo Abele, Conflitti del CPPP, Io e il mio Bambino, Sfera-Rizzoli group.
Nel 1988 ha fondato i "Centri età evolutiva" del Comune di Venezia per sostenere la famiglia nel suo compito di far crescere i figli e si è occupata della progettualità del servizio Infanzia Adolescenza della città di Venezia.
Insieme a Francesco Berto ha recentemente pubblicato per le edizioni La Meridiana: "Adesso basta! Ascoltami. Educare i ragazzi al rispetto delle regole." (2004), "Fuggiaschi. Adolescenti tra i banchi di scuola." (2005), "Fili spezzati. Aiutare genitori in crisi, separati e divorziati." (2006), "ConTatto. La consulenza educativa ai genitori." (2008), "Padri che amano troppo." (2009), "Mal d'amore. Relazioni familiari tra confusioni sentimentali e criticità educative." (2011), "A scuola con le emozioni - Un nuovo dialogo educativo" (2012), "Il codice psicosocioeducativo" (2013), "Parola di Bambino. Il mondo visto con i suoi occhi." (2013).

Educare è insegnare ad avere fiducia nel mondo che verrà, a investire positivamente le proprie capacità, a sognare e faticare per realizzare le proprie speranze di vita. Una scuola attiva, formativa, lo sa.
La scuola attiva e formativa è la scuola che tutti noi vorremmo avere per i nostri bambini e ragazzi ma sembra essere lontano anni luce da quello che incontriamo quotidianamente. Prevale una lamentazione diffusa: insegnanti che si lamentano della famiglia dei propri alunni, genitori che difendono tout court i figli e non sembrano comprendere la necessità di un apprendimento basato su aspetti cognitivi, cooperativi ed emotivi. Si trova tanta demotivazione e ancor più rassegnazione, al punto da creare una sorta di imprinting alla rassegnazione anche nei bambini.
Questo libro, curato da Paola Scalari e scritto da insegnanti, pedagogisti, psicologi ed educatori ha il compito da un lato di fare una fotografia critica del presente, dall'altro di proporre buone pratiche per una scuola dell'oggi e del domani. Le buone pratiche sono basate su teorie consolidate ma non ancora applicate in maniera sistematica e consapevole: Bauleo, Pagliarani, Bleger, Freinet, Milani e, per citare il mondo attuale, Canevaro e Demetrio.
Si tratta di pratiche che tengono conto della possibilità di costruire una scuola che aiuti a pensare, dialogare, dar forma. Una scuola basata sull'ascolto, su modalità cooperative, dove bambini e ragazzi possano sentirsi liberi di esprimersi ma anche di prendersi responsabilità in base alle loro competenze. Una scuola che sa mettersi in relazione con i bambini e che sa creare basi per una coesione tra adulti che condividono l'educazione dei figli e degli allievi.
A scuola con le emozioni è rivolo agli insegnanti e ai genitori, ma anche a educatori e psicologi. Com'è il mondo visto con gli occhi del bambino? E' una domanda a cui dovrebbero saper rispondere soprattutto gli educatori dei bambini (oltre che i genitori, auspicabilmente), le maestre e i maestri di vari livelli, coloro che sono impegnati a far crescere i piccoli, ad indicare loro la strada per diventare adulti, per imparare a vivere. Una bella risposta alla domanda è contenuta nel libro "Parola di bambino" scritto da Paola Scalari e Francesco Berto, edizioni la meridiana (premesse... per il cambiamento sociale). La collana, per altro, è curata dalla stessa Paola Scalari che venerdì 14 alle 18 sarà alla libreria Einaudi di Trento in piazza della Mostra.

"Il conflitto che i bambini esprimono con le loro paure richiede l'amore di tutta la nostra intelligenza", scriveva lo psicanalista Luigi Pagliarani negli anni Novanta. Fondatore e presidente di ARIELE (Associazione Italiana di Psicosocioanalisi), Pagliarani, ha lasciato una profonda traccia del suo pensiero tanto che, molti dei suoi, allievi, ora psicanalisti e psicoterapeuti, hanno costituito la Fondazione a lui dedicata (www.luigipagliarani.ch). Fra questi Carla Weber che, venerdì 14, sarà in conversazione con Paola Scalari, co-autrice del libro. Suddiviso in quattro parti, "Alfabetizzazione sentimentale" la prima, "Chiamale emozioni" la seconda, "Il legame familiare" la terza e "Immagini spontanee, volare in alto" la quarta, "Parola di bimbo" non racconta, evoca, "mobilita cioè, poeticamente, la condizione di figlio che è l'elemento unificante l'umanità". Per gli studiosi che fanno riferimento a Luigi Pagliarani, gli autori del libro e coloro che fanno parte dell' associazione "Ariele", oltrecché della Fondazione, "la possibilità di ogni bambino di costruire un buon legame con sé stesso e con il mondo esterno va iscritta nei rapporti tra genitori, nei vincoli tra famiglie, nel tessuto vitale di un territorio, nell'attenzione creativa del mondo scolastico e nelle buone offerte del tempo libero". Sostengono gli autori del libro che "un adulto significativo nella crescita dei minori sa rimanere in contatto con la parte piccola, sensibile, fragile, incompiuta di se stesso". Solo così è possibile riconoscere ed identificarsi con le fatiche emotive dei bambini e aiutare il piccolo a "mettere in parole le emozioni". Non un percorso facile perché presuppone, da parte dell'adulto, la capacità di instaurare un livello comunicativo fra sé e il piccolo, visibile e invisibile, fra la mente di chi è già formato e la psiche di chi deve ancora formarsi. Una sfida bella, premessa necessaria per un mondo umano più equilibrato e meno sofferente. Il libro è il risultato di una ricerca sul campo fatta con i bambini e, nelle pagine sono contenute anche le loro osservazioni, le riflessioni su alcune questioni poste dall'educatore. Una postfazione di Luigi Pagliarani contribuisce a centrare ancor più il tema perché i due verbi da coniugare in ambito educativo sono "allevare e generare. Il grande - che sa ed ha - con l'allevare dà al piccolo quel che non sa e non ha. Qui c'è una differenza di statura. Nel generare questa differenza sparisce. Tutti contribuiscono a mettere al mondo, a far nascere quel che prima non c'era...". Un libro utile a educatori, genitori e adulti che vogliano rapportarsi con successo con i piccoli.