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Commenti

  • Paola Biasin ha scritto Altro
    Essere genitori e non amarsi: difficile!... Domenica, 14 Giugno 2015
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    Oh come mi... Venerdì, 05 Dicembre 2014
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    Chi è Educatore ha espresso... Sabato, 23 Novembre 2013
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    Una brutta,... Mercoledì, 20 Novembre 2013
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    Nel film "Il ladro di... Lunedì, 18 Novembre 2013

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corriere sera

13 maggio 2016

 

L’Esperta

Dalla pipì a letto agli atti provocanti, attenzone ai segni.

 

Il silenzio dura anni perché la prima sensazione del bambino è la vergogna. L'ultima cosa che vuole fare in questi casi è parlare dell’accaduto”. I genitori si chiedono quali siano i segnali per capire, in casi di questo tipo, che qualcosa non va, ma la risposta non è affatto banale. A provare a darla è Paola ScaIari, psicologa e psicoterapeuta specializzata nei problemi dell’adolescenza e nei rapporti genitori-figli.

  nostrofiglio

Bimbi vivaci: 8 strategie per gestirli senza urla e schiaffi

di Angela Bisceglia

Può succedere che ai genitori di bimbi molto vivaci a volte saltino i nervi, si arrivi alle urla e qualche volta scappi anche uno scappellotto. E che subito dopo subentrino i sensi di colpa. Quando i figli ci fanno perdere la pazienza, qual è la reazione più ragionevole e soprattutto più efficace? Lo abbiamo chiesto alle psicologhe Paola Scalari e Rosanna Schiralli.

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Consiglio ai papà di oggi che hanno figli adolescenti: accettate che vi sfidino, che vi critichino, non continuate a volergli risolvere ogni problema. Ne va della loro maturazione affettiva e sessuale, ma anche del vostro equilibrio.

La psicologa veneziana Paola Scalari, autrice con Francesco Berto del libro "Padri che amano troppo", riflette sulla figura paterna oggi: “Con i bambini i papà sono diventati bravi ed equilibrati, ma con i figli adolescenti non sono ancora attrezzati”.

LA SFIDA DI PAPA’

La psicologa Scalari: per sviluppare una sana sessualità gli adolescenti abbiano padri che accettano il distacco dei figli.

La confusione di certi adolescenti nasce anche da papà che li amano troppo e non accettano la sfida del distacco, salutare quando i ragazzi crescono.

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Come crescere fratelli uniti, 4 principi GUIDA ai genitori

di Marzia Rubega

Non intervenite durante i litigi, quando uno dei due picchia l'altro imparate a 'contenerlo' con calma, accettate gli eventuali regressi e assecondate la complicità. Questi i 4 principi che dovrebbero guidare i genitori nella crescita di fratelli e sorelli uniti secondo la psicoterapeuta infantile Paola Scalari

La conflittualità tra fratelli e sorelle è inevitabile ma positiva - e non dovrebbe suscitare ansia ai genitori - poiché è una palestra di vita per stabilire buoni rapporti con gli altri. A sostenerlo è Paola Scalari, psicologa, psicoterapeuta, psicosocioanalista, autrice di numerosi saggi (sul tema ha scritto con F. Berto, Essere fratelli. Scontri e incontri, Armando Editore).

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[Benessere / Salute e prevenzione] 02.09.2015

10 strategie da rientro

Come riprendere dopo la pausa la routine quotidiana senza stress. Piccole strategie per prolungare i benefici dell’estate, ripartire con il piede giusto e sentirsi anche in città come in vacanza

di Angela Altomare

Mestre, la crescita tumultuosa raccontata in un filmato

MESTRE - Un occhio psicoanalitico per entrare nell'identità di una città cresciuta in modo rapido e tumultuoso come un adolescente in pubertà.
Domani alle 17.30 al Centro Culturale Santa Maria delle Grazie, si svolgerà l'incontro «Uno sguardo psicoanalitico. La città di Mestre negli anni '50-'60», organizzato da Associazione Ariele psicoterapia, StoriAmestre e Biblioteca Civica VEZ. Un «revival» di emozioni della vita dei cittadini in un video della regista Sabrina Zuccato.

FAMIGLIA I padri sono sempre più affettivi ed educanti, ed è un bene. Ma se manca il dialogo tra coniugi, si litiga.

Dietro ai litigi di mamma e papà

In aumento i conflitti a causa dell’educazione dei figli

Sono in aumento i conflitti tra genitori. Conflitti che nascono dalle discordanze nell’educazione dei figli. Segno dei tempi, spiega la psicologa Paola Scalari: i padri sono sempre più affettivi, pronti a investire per far crescere i propri bambini. E questo è un bene, ma solo se la coppia regge bene le divergenze. Quello che invece si registra è la rottura del matrimonio o, più di frequente, un allontanamento progressivo di marito e moglie in un silenzio arido. La “medicina”, sostiene la psicologa, sta nel rispetto dell’altro, che non può comportarsi secondo i nostri desideri. E sta nel coltivare comunque il gusto di dialogare.

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Paola Scalari
è psicologa, psicoterapeuta, psicosocioanalista, docente in Psicoterapia della coppia e della famiglia alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG e di Teoria e tecnica del gruppo operativo in ARIELE psicoterapia. Docente Scuola Genitori Impresa famiglia Confartigianato.
Socia di ARIELE Associazione Italiana di Psicosocioanalisi. E’ consulente, docente, formatore e supervisore di gruppi ed équipe per enti e istituzioni dei settori sanitario, sociale, educativo e scolastico.
Cura per Armando la collana Intrecci e per la meridiana la collana Premesse… per il cambiamento sociale, ed è consulente delle riviste Animazione sociale del gruppo Abele, Conflitti del CPPP, Io e il mio Bambino, Sfera-Rizzoli group.
Nel 1988 ha fondato i "Centri età evolutiva" del Comune di Venezia per sostenere la famiglia nel suo compito di far crescere i figli e si è occupata della progettualità del servizio Infanzia Adolescenza della città di Venezia.
Insieme a Francesco Berto ha recentemente pubblicato per le edizioni La Meridiana: "Adesso basta! Ascoltami. Educare i ragazzi al rispetto delle regole." (2004), "Fuggiaschi. Adolescenti tra i banchi di scuola." (2005), "Fili spezzati. Aiutare genitori in crisi, separati e divorziati." (2006), "ConTatto. La consulenza educativa ai genitori." (2008), "Padri che amano troppo." (2009), "Mal d'amore. Relazioni familiari tra confusioni sentimentali e criticità educative." (2011), "A scuola con le emozioni - Un nuovo dialogo educativo" (2012), "Il codice psicosocioeducativo" (2013), "Parola di Bambino. Il mondo visto con i suoi occhi." (2013).

Educare è insegnare ad avere fiducia nel mondo che verrà, a investire positivamente le proprie capacità, a sognare e faticare per realizzare le proprie speranze di vita. Una scuola attiva, formativa, lo sa.
La scuola attiva e formativa è la scuola che tutti noi vorremmo avere per i nostri bambini e ragazzi ma sembra essere lontano anni luce da quello che incontriamo quotidianamente. Prevale una lamentazione diffusa: insegnanti che si lamentano della famiglia dei propri alunni, genitori che difendono tout court i figli e non sembrano comprendere la necessità di un apprendimento basato su aspetti cognitivi, cooperativi ed emotivi. Si trova tanta demotivazione e ancor più rassegnazione, al punto da creare una sorta di imprinting alla rassegnazione anche nei bambini.
Questo libro, curato da Paola Scalari e scritto da insegnanti, pedagogisti, psicologi ed educatori ha il compito da un lato di fare una fotografia critica del presente, dall'altro di proporre buone pratiche per una scuola dell'oggi e del domani. Le buone pratiche sono basate su teorie consolidate ma non ancora applicate in maniera sistematica e consapevole: Bauleo, Pagliarani, Bleger, Freinet, Milani e, per citare il mondo attuale, Canevaro e Demetrio.
Si tratta di pratiche che tengono conto della possibilità di costruire una scuola che aiuti a pensare, dialogare, dar forma. Una scuola basata sull'ascolto, su modalità cooperative, dove bambini e ragazzi possano sentirsi liberi di esprimersi ma anche di prendersi responsabilità in base alle loro competenze. Una scuola che sa mettersi in relazione con i bambini e che sa creare basi per una coesione tra adulti che condividono l'educazione dei figli e degli allievi.
A scuola con le emozioni è rivolo agli insegnanti e ai genitori, ma anche a educatori e psicologi. Com'è il mondo visto con gli occhi del bambino? E' una domanda a cui dovrebbero saper rispondere soprattutto gli educatori dei bambini (oltre che i genitori, auspicabilmente), le maestre e i maestri di vari livelli, coloro che sono impegnati a far crescere i piccoli, ad indicare loro la strada per diventare adulti, per imparare a vivere. Una bella risposta alla domanda è contenuta nel libro "Parola di bambino" scritto da Paola Scalari e Francesco Berto, edizioni la meridiana (premesse... per il cambiamento sociale). La collana, per altro, è curata dalla stessa Paola Scalari che venerdì 14 alle 18 sarà alla libreria Einaudi di Trento in piazza della Mostra.

"Il conflitto che i bambini esprimono con le loro paure richiede l'amore di tutta la nostra intelligenza", scriveva lo psicanalista Luigi Pagliarani negli anni Novanta. Fondatore e presidente di ARIELE (Associazione Italiana di Psicosocioanalisi), Pagliarani, ha lasciato una profonda traccia del suo pensiero tanto che, molti dei suoi, allievi, ora psicanalisti e psicoterapeuti, hanno costituito la Fondazione a lui dedicata (www.luigipagliarani.ch). Fra questi Carla Weber che, venerdì 14, sarà in conversazione con Paola Scalari, co-autrice del libro. Suddiviso in quattro parti, "Alfabetizzazione sentimentale" la prima, "Chiamale emozioni" la seconda, "Il legame familiare" la terza e "Immagini spontanee, volare in alto" la quarta, "Parola di bimbo" non racconta, evoca, "mobilita cioè, poeticamente, la condizione di figlio che è l'elemento unificante l'umanità". Per gli studiosi che fanno riferimento a Luigi Pagliarani, gli autori del libro e coloro che fanno parte dell' associazione "Ariele", oltrecché della Fondazione, "la possibilità di ogni bambino di costruire un buon legame con sé stesso e con il mondo esterno va iscritta nei rapporti tra genitori, nei vincoli tra famiglie, nel tessuto vitale di un territorio, nell'attenzione creativa del mondo scolastico e nelle buone offerte del tempo libero". Sostengono gli autori del libro che "un adulto significativo nella crescita dei minori sa rimanere in contatto con la parte piccola, sensibile, fragile, incompiuta di se stesso". Solo così è possibile riconoscere ed identificarsi con le fatiche emotive dei bambini e aiutare il piccolo a "mettere in parole le emozioni". Non un percorso facile perché presuppone, da parte dell'adulto, la capacità di instaurare un livello comunicativo fra sé e il piccolo, visibile e invisibile, fra la mente di chi è già formato e la psiche di chi deve ancora formarsi. Una sfida bella, premessa necessaria per un mondo umano più equilibrato e meno sofferente. Il libro è il risultato di una ricerca sul campo fatta con i bambini e, nelle pagine sono contenute anche le loro osservazioni, le riflessioni su alcune questioni poste dall'educatore. Una postfazione di Luigi Pagliarani contribuisce a centrare ancor più il tema perché i due verbi da coniugare in ambito educativo sono "allevare e generare. Il grande - che sa ed ha - con l'allevare dà al piccolo quel che non sa e non ha. Qui c'è una differenza di statura. Nel generare questa differenza sparisce. Tutti contribuiscono a mettere al mondo, a far nascere quel che prima non c'era...". Un libro utile a educatori, genitori e adulti che vogliano rapportarsi con successo con i piccoli.