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I social network sono gratuiti, la merce sei tu.
Enzo Raffaele


1 INTRAPPOLATI NELLA RETE

Nel mondo attuale essere adolescenti significa navigare liberamente dentro al web, vivere con lo smartphone sempre a portata di sguardo e sviluppare una crescente connessione con amici virtuali. Adolescenti nativi digitali, cioè cresciuti potendo godere da sempre della rete, crescono con genitori che sono, se non proprio dei nativi, dei precoci migranti. La famiglia è dunque oggi definibile come digitale.


Gli oggetti, siano essi lo smartphone, il tablet o il computer, che soddisfano il piacere di stare sempre connessi, vengono spesso regalati quando il piccolo ha pochi anni, ma glieli si dà in mano quando ha qualche mese e, di sicuro, il ragazzino li esige in proprietà appena ha più o meno dodici anni.
Il digitale dunque è parte integrante della vita odierna della nuova generazione', ma è anche frontiera inesplorata dove mettere alla prova le capacità educative degli adulti. I genitori infatti sono chiamati a prendere per mano i figli e a mostrare loro vantaggi e pericoli della navigazione su internet. Madri e padri devono soprattutto poter offrire esperienze alternative ed emozioni corpo a corpo, affinché il web, luogo di facile e solitario accesso, sia controbilanciato da una cultura che trasmette principi e valori umanistici e umanizzanti che comportano

conoscere storie epiche e essere in contatto con sguardi attenti. Coltivare passioni culturali e relazionali rappresenta dunque il vero antidoto ai pericoli della rete. Curare dove far investire l'energia sessuale di ogni adolescente comporta pertanto la necessità di offrirgli soddisfazioni ed esperienze intense che appartengano alla vita reale.
Compito di tutti gli adulti è dunque quello di far in modo che le tempeste ormonali non si incanalino nella facile soddisfazione sessuale data soprattutto dal semplice accesso ai siti porno del web. Chat che garantiscono anonimato, miriadi di siti pornografici e soci al ammiccanti possono rappresentare una via di fuga dal crescere e maturare.
Amare con passione, invece di abituarsi a scaricare tensioni puramente pulsionali, sarà una meta raggiungibile solo se i ragazzi potranno saper coniugare una voglia di tenerezza profonda con un desiderio di intimità esclusiva. La salvaguardia del pudore comincia però da lontano e gli esiti di questo rispetto del confine del corpo proprio e altrui vengono ereditati attraverso i gesti e gli atteggiamenti parentali'. Nell'adolescenza ogni giovanetto rimette in gioco questa eredità per andare a costruire quel senso della vergogna che sa custodire la sacralità dell' anima.
Il corpo che cambia, diventando via via di proprietà del ragazzo, uscendo cioè dal possesso e dal controllo di mamma e papà, va costituendo un dentro e un fuori che separano il mondo interno, dove ognuno ragiona con se stesso, dal mondo esterno, dove ognuno entra in contatto con l'altro. Questo percorso è travagliato, ma anche appassionante".
Ogni ragazzo durante la costruzione della sua identità specifica deve arrivare a scoprire come piacere all' altra metà del cielo, come gestire il desiderio genitale, come riuscire a farsi scegliere da un partner e come vivere l'amore affettivo coniugato all' erotismo sapendo contenere nel suo mondo interiore stati d'animo e vissuti contrastanti. Alla base di questo processo c'è l'aver ricevuto il valore del limite, del confine e della norma.
Alle volte trasmettere questi stop genera paura negli adulti, poiché devono far soffrire il bambino. Educare però comprende aiutare chi è piccolo a sopportare frustrazioni e travagli". Nell'adolescenza sarà questo bagaglio che gli servirà per

non cadere nelle trappole seduttive e ammiccanti del web e per non arenarsi in un vacuo e triste eccitarsi e godere guardando altri fare sesso.
Per quanto ogni genitore, oggi profondamente modificato dal punto di vista antropologico, voglia che il figlio sia felice, non deve fargli credere che può perseguire questa ricerca del piacere attraverso qualsiasi mezzo. E il web promette soddisfazione e successo illimitati. Bisogna dunque educare i ragazzi a sopportare la "normale" infelicità per renderli consapevoli dei limiti oltre i quali nessuno dovrebbe andare.

2 EDUCAZIONE SENTIMENTALE

Accompagnare nella crescita le nuove generazioni ha a che fare con l'educazione sentimentale, che comprende quella sessuale, non solo nella vita reale, ma anche nella dimensione virtuale. Bisogna insegnare a rispettare i sentimenti. Per esempio non è buona norma mandare per un periodo sdolcinati messaggini per poi, sempre tramite WhatsApp, inviare un'ultima laconica dichiarazione che comunica la fine del rapporto per magari successivamente continuare a questionare via chat. Guardarsi negli occhi, comunicare il dispiacere attraverso le vibrazioni della pelle, sopportare di vedere il dolore negli occhi dell' altro educano al valore dei rapporti. Le passioni amorose vanno e vengono, ma non per questo sono un banale e superficiale prendere e lasciare. Bisogna far capire che la sessualità ha un valore e non può trasformarsi in una competizione di immagini pornografiche da postare in Instagram, da inoltrare via WhatsApp, da esibire in Facebook, da pubblicizzare in Ask ... Il piacere erotico non può essere raggiunto dentro un monitor che evita la reciprocità. Se il ragazzo si fissa su questa modalità è probabile che successivamente anche nella vita reale possa avere rapporti sessuali con un amico o una amica all'unico scopo di liberare la tensione pulsionale e magari di farsi coccolare e abbracciare più che desiderare.
Egli in questo qualunquismo sessuale smarrisce la via verso l'Eros come momento di massimo piacere. Tutto rimane superficiale, indeciso, senza senso. Si consumano amplessi invece di fare l'amore attraverso un gioco comunicativo erotico - unico e speciale - che comprende la genitalità, ma non solo quella. Il vero problema è che questi ragazzi, pur tanto connessi, non credono nella comunicazione e non si sono mai appassionati a quel dialogo fatto di parole che conduce successivamente al piacere del dialogo espresso con il corpo. La parola che penetra e si lascia penetrare diviene matrice del corpo che penetra e si lascia penetrare per dirsi qualcosa di unico, importante, interessante. Chi però durante l'infanzia ha

parlato profondamente, attentamente e emotivamente con questi ragazzi? Chi ha ancora voglia di "perdere tempo" per ascoltarli in modo autentico, condiviso, empatico?
Educare all'amore richiede quindi nuove capacità formative poiché nessun adolescente dovrebbe esaurire il suo bisogno di conferma con il conteggio dei "mi piace" ottenuti nei social. Se i Like connotano il successo, l'essere virtualmente scelti, il venir adulati, l'essere ricercati sessualmente significa che quel ragazzo è solo, invisibile, trasparente. ''Amarsi'' via internet è spesso insidioso, falso e superficiale. La vita sessuale da postare nel web si sostituisce alla passione creativa.
Guardare altri fare sesso toglie trepidazioni, paure, ambasce che potrebbero nascere nell'incontro. Passioni tristi senza sviluppo e senza futuro vanno quindi sostituendo passioni piene di vitalità, gioia e godimento. Sarebbero infatti queste sensazioni che renderebbero contenibile l'aggressività e la violenza tra i generi. Eros può vincere Thanatos se l'amore soddisfa e perciò la rabbia non divora.
Per gli adolescenti fragili, che confondono il successo con l'essere maschi prepotentemente virili o femmine superficialmente seduttive, molte volte l'approccio via chat è addirittura fuorviante non solo nell' età incerta, ma anche come modalità che rimane fissa per tutta la vita.
Se per alcuni ragazzi la comunicazione via social e chat è dunque un gioco che rimane piacevolmente tale durante il periodo del transito identitario, per altri giovani nella stessa epoca diviene un' ossessiva ricerca di approvazione che sfuma i confini tra lecito e illecito. Chi poi s'innamora del sesso virtuale, non crescendo mai mentalmente, mescolerà per sempre sesso e aggressività.
Quindi la quasi totalità degli adolescenti naviga in internet in cerca di "informazioni sul sesso", ma solo una piccola parte vi rimane incastrata in giochi erotici perversi".
Educare i ragazzi e le ragazze all'amore vero, alla relazione intima, allo scambio sessuale profondo è, quindi, assieme alla gestione dell' aggressività che nella rete può viaggiare a sua volta indisturbata, una nuova impresa per tutti gli educatori che sono impegnati a coltivare umanità nelle nuove generazioni-
Accompagnare nella crescita gli adolescenti dell' era tecnologica, della iperconnessione e del senza tempo e senza spazio, significa dunque rinnovare e reinventare l'educazione sentimentale, l'alfabetizzazione emotiva, la formazione alla vita amorosa da offrire ai piccoli.
Troppe volte però gli adulti sono loro stessi fragilmente smarriti in coppie poco soddisfacenti, in divorzi irrisolti dove l'amore ferito si esprime con il rancore, in rapporti sessuali che rappresentano squallide storie occasionali, in un ripetitivo autoerotismo fine a se stesso. Tutte queste sono delle compensazioni rispetto a una vita amorosa assente o tiepida", Spesso i tradimenti dei partner si scoprono proprio grazie all'uso sciocco di WhatsApp, amori impossibili vengono vanamente coltivati in chat, pseudosoddisfazioni erotiche sono cercate nei siti porno che prolificano in internet.
Non pochi adulti sono dunque emotivamente e sessualmente insoddisfatti.
Le relazioni coniugali diventano frammentate, frastornate, fuorvianti. I bambini respirano legami insani". Questi individui, privi del piacere del legame sessuale che coagula, rinsalda e costruisce la coppia, quando diventano dei genitori sono in difficoltà a educare all' amore erotico, alla passione matura, alla vita sessuale sana che richiede la capacità di sentire il corpo come sacro e da donare a chi lo sa rispettare come tale. I casi qui raccontati in forma di storia emblematica rappresentano una possibilità di entrare nel vivo delle questioni, osservando, attraverso il singolo individuo, una tendenza collettiva. Quindi ogni racconto è paradigmatico di uno stile di comportamento diffuso.
A una giovane paziente che ogni sabato sera va a letto indifferentemente con chiunque, mi ritrovo spesso a dire: "Non sente che smercia qualcosa di prezioso a bassissimo costo? Un orgasmo vale questa promiscuità?': Lei mi risponde: "Mi diverto, lo fanno tutte, mi rilassa': A. mi racconta che, da sola o in compagnia delle amiche, se non c'è nessuno a portata di amplesso usa il collegamento via skype per portare a termine la sua soddisfazione sessuale del sabato sera. Senza vergogna, senza dubbi, senza tentennamenti. Un po' di alcool per abbassare le tensioni e il gioco risulta fattibile. A., pur in psicoterapia da tempo, sembra non capire la parola pudore, senso di intimità, rispetto per il corpo, scelta personale. Si lascia guardare nuda e penetrare - realmente o virtualmente - da chiunque.
Nella sua analisi fatichiamo non poco a scovare quel senso di interiorità dove risiedono pensieri, idee, rappresentazioni, sogni. L'interno pare non esserci a favore di un vissuto che tutto accade fuori e in superficie. Il sesso è scarica della tensione fisica.
Da alcune settimane sappiamo che anche suo padre usa internet per le sue ricerche di scene sessuali di cui pare faccia collezione suddividendole per tipologia di perversione. Anzi, visto che fa il documentarista, A. pensa che papà produca cortometraggi a luci rosse.
Alcune volte allora gli adulti stessi delusi, insoddisfatti, perversi, infelici sono degli utilizzatori di pornografia in rete. Lo fanno in maniera curiosa rimanendo dentro ai confini dell' etica. Lo fanno in modo delinquenziale usando la rete per sordide visioni di minori o disumane perversioni. Lo fanno individualmente, ma anche collettivamente guardando film hot con amici in serate conviviali. Non vi sarebbero tante offerte di pornografia rintracciabili in rete se gli adulti non la comprassero e visionassero! La carne come merce è dunque una realtà non solo consumata e svenduta dai grandi, ma anche una visione accecante offerta ai piccoli.
Giovanetti senza guide morali possono perdersi navigando in rete non solo per le insidie del digitale, ma soprattutto per la fragilità dei loro adulti di riferimento. Ed è oggi questa maturità dei "grandi" la vera mancanza che rende incerto il futuro delle nuove generazioni. Il 30% del traffico internet è legato al porno. 28.258 persone al secondo guardano pornografia online. Il solo network di Pornhub conta centosessantotto milioni di visitatori all'ora. Letà media in cui si vede un porno online per la prima volta è Il anni. Su Google una ricerca su cinque è legata al sesso e avviene da mobile.
Spesso madri e padri non prendono nemmeno le più normali precauzioni, come quelle offerte dai parent control, affinché i piccoli non li scoprano a navigare nei siti porno e non possano accedere alle medesime immagini".
Tutto questo fare sesso senza amore diventa allora normalità, consuetudine, disinvolto agire senza nessun pensiero che induca a riflettere sul consumo e la produzione di immagini porno.
E i figli credono e imparano che è dentro al monitor che c'è la soluzione ad ogni desiderio fisico e immateriale irrisolto. Cercano allora in rete la soluzione alle loro esigenze pulsionali e, poiché la vita sessuale nell' adolescenza è uno scoglio in quanto attiva titubanze, paure, insicurezze, cercare nel web di poter vedere come funzioni il rapporto erotico induce a un sesso senza affetto. La pornografia mostra posizioni acrobatiche, fa vedere potenti e ripetuti orgasmi, usa gli organi sessuali solo per trovare soddisfazioni alle pulsioni fisiche, ma non dice nulla, anzi proprio nega, che esistano affetti in gioco. E nell' adolescente consumatore di pornografia il divario tra amore erotico e prestazione ginnica sessuale si fa sempre più profondo fino a far perdere ogni connessione. E questa non è una minoranza, se circa 1'87% degli adolescenti dichiara di consumare sesso in rete.

Il ragazzo apprende in questo mondo di immagini puramente genitali, pose da performance e disimpara però come coniugare affetti e sesso. Vede prestazioni da primato ed evita la ricerca su come dialogare con il proprio e l'altrui corpo. Usufruisce di eccitazioni attraverso lo sguardo e smarrisce il senso del piacere dell'incontro amoroso con le sue incertezze e titubanze.
Pare l'amore con passione e gioia si trasforma in uno sterile fare sesso. Vivere la vita erotica si svilisce in un triste e ripetitivo godimento. Allora il coito non basta più e il passo è breve verso la ricerca di eccitazioni perverse. Il dolore per il vuoto interiore diviene bisogno di alzare l'asticella del godimento. E la perversione diventa la via più facile. Esibizionismo, voyerismo, masochismo sembrano vie normali del piacere. Ma non lo sono. E ciò che pare appassionato godimento in realtà diviene triste svilimento di se stessi. Esso reca un dolore sordo che cerca di essere calmato con ulteriore sesso di tutti i tipi. Allora, da vero adolescente, il giovanetto osa sempre di più, supera ogni confine, demolisce ogni norma etica. Va oltre l'usufruire della pornografia in rete e diventa protagonista dell' azione pornografica.

3 DISAGI NELL'ETÀ EVOLUTIVA

I figli della famiglia digitale, connessa più con il mondo esterno che con i membri del gruppo familiare, si smarriscono dentro alla rete.
Sono bambini cresciuti con videogiochi che propongono avvincenti immagini offerte a tutte le ore da madri che cercano di calmarli, prole di genitori con l'Iphone sempre sulle orecchie che rimarca quanto ciò che Il dentro si ascolta sia più interessante di ogni altra cosa, neonati allattati da mamme che offrono seni distratti mentre twittano attentamente. Sono ragazzini quindi che, non avendo ricevuto un' educazione e un buon esempio dai loro adulti di riferimento, diventano dipendenti dalla vita nel web.
Gli adolescenti quindi sentono la vita digitale come una naturale componente della loro esistenza e come tale la esplorano, la praticano, la usano con perizia preparandosi ad un domani che sarà permeato sempre di più dall'algoritmo del computer. Sono giovani che non sono liberi dal possente quanto nascosto condizionamento economico. Sono generazioni "comperate" anche nei sentimenti da programmi "pornografici" che vendono vacui sentimentalismi. È infatti pornografico il corpo usato ed esibito in amplessi poco veritieri, ma è pornografica anche l'esibizione di amori fasulli messi in scena da programmi e video dove si esibiscono davanti alle telecamere improbabili sentimenti amorosi. I piccoli sono dunque vittime di uno sfrenato consumismo che ora non solo riguarda gli oggetti, ma anche gli stati d'animo, le scelte emotive, i vissuti personali e l'uso del corpo.
Per il ragazzino, che è alla ricerca di capire il suo fisico in trasformazione, è facile cadere in ambigui utilizzi della sua nuova potenza genitale. E l'adolescente usa il suo corpo: lo buca, lo tatua, lo scarna, lo dilata e lo mostra con ostentazione, lo eccita cercando scene eccitanti. Cerca ripetuti orgasmi antidepressivi. Gode nella sua immensa solitudine. Guarda scene di coiti dove sessi improbabili gli permettono di identificarsi con i super-potenti. Calma momentaneamente attraverso gli occhi un Sé che si sente inadeguato e non riesce a vedersi. Si prepara cosi a farsi usare per sentirsi apprezzabile poiché dal sesso più che il piacere di una speciale e reciproca comunicazione intima si aspetta il piacere dato dal sentirsi ammirato e considerato.
La sua enciclopedia per imparare come farsi desiderare sta nel web, la sua finestra per ottenere questo compiacimento sta nei social.
E è stata messa in una comunità familiare. È stata scoperta mentre commerciava il suo corpo via internet per pochi soldi che le servivano ad arrotondare la sua paghetta. Si potrebbe dire che si prostituiva, ma è difficile affermarlo poiché E trasmette la totale assenza di consapevolezza di aver fatto commercio del suo corpo. Per lei semplicemente era un accettare doni in cambio di pose sempre più osé. Per lei significava innocentemente soddisfare le brame di qualche uomo che l'aveva intercettata in rete e a lungo lusingata, sedotta, ammirata. Per lei il tutto consisteva nell'essere la prescelta tra tante, la migliore fra tutte, la più richiesta fra molte. La famiglia che la ospita cerca di controllarla visto che si ritiene che i genitori della ragazzina siano venuti meno a tutti i compiti di sorveglianza e di educazione necessari ad un figlio nell'età dello sviluppo sessuale. Ma E aggira ogni controllo e torna in rete a vendersi per potersi comperare ciò che vuole!
I ragazzi più fragili moriranno umanamente e psichicamente dentro all' abuso sessuale di chi approfitta della rete per assoggettarli. Sono questi degli adolescenti che finiscono nelle maglie di chi della loro vulnerabilità vuole godere e perciò fa in modo che nello stato sociale e nell'impegno degli adulti non ci siano soldi da spendere per contrastare le derive di una cattiva educazione. E chi produce siti pornografici sicuramente ambisce che non gli venga sottratto questo ricco mercato sempre rinnovabile. Il porno usufruito e prodotto in rete perciò alimenta, raccoglie e genera disagio in una spirale senza fine di cui molti approfittano per fare soldi, per soddisfare le loro brame, per poter godere stando fuori delle regole civili.

Sono i ragazzi più poveri relazionalmente e culturalmente quelli che abusano della connessione quando sentono irrefrenabili inquietudini, sono angosciosamente tristi e vivono l'incapacità di crescere. Quella che provano è un' ansia basata sulla paura di non valere, di non essere apprezzati e di non riuscire vincenti. Pigli di un' epoca nella quale i genitori li hanno molte volte rivestiti di cose materiali e deprivati di sguardi e attenzioni relazionali, essi possono cercare compensazioni dentro alla rete. Sono piccoli a cui si è precocemente insegnato a dover essere ricercati dai coetanei fin dalla prima festina con i compagni dell' asilo e per i quali si sono organizzate sontuose cerimonie per ogni ricorrenza. Sono allievi che hanno dovuto ottenere la possibilità di venir preferiti e approvati incondizionatamente da tutti gli adulti che incontravano siano essi l'allenatore sportivo, l'insegnante, il prete. Sono giovanetti che, se i maestri qualche volta non li hanno valorizzati, sono stati difesi a spada tratta dai genitori che si sono scagliati contro il mondo scolastico confermando l'idea puerile che si deve essere sempre "cliccati". Sono quindi adolescenti che vivono con terrore il non essere al centro dell' attenzione.
Per i ragazzi più soli l'essere iperconnessi diviene il modo privilegiato di vivere. Nella rete i ragazzi infelici cercano consolazione. E la pagina web diviene il muro per affiggere le proprie proteste, lo spazio per trasgredire, osare, cercare, sperimentare. Esistere.
R. è un ragazzino timido, introverso e gracile. Soffre di enuresi seppure abbia ormai quattordici anni. Da quando è nato invidia il fratello maggiore che è spavaldo e socievole. Lo guarda con gelosia, rabbia, rancore, ammirazione e pensa che non sarà mai come lui. Il rimedio a questa sensazione di esclusione lo trova costruendosi una falsa identità con cui naviga in rete, si iscrive a social, chatta giorno e notte. Nel web si sente un vero protagonista. Finché un giorno viene invitato a un appuntamento dal vivo. Lo accetta orgogliosamente. Si sente lusingato. All'incontro si presenta un vecchio signore, marinaio incallito e omosessuale, che gli chiede una serie di prestazioni erotiche. R. è spaventato, ma anche lusingato. Ci sta. Ed inizia a prostituirsi per due soldi, una carezza, una pizza ogni tanto. Il suo "capitano" lo fa sentire grande, amato, importante, desiderato. R. intanto cerca in internet immagini dove vi sia un grande che sottomette, sodomizza o violenta una persona più giovane. Mentre le guarda si fa del male graffiandosi, bruciacchiandosi e tagliuzzandosi. Ed è durante questo gioco erotico che fa tantissimi incontri sessuali via web.
R. verrà soccorso quando la polizia postale lo individuerà tra i bambini messi in commercio da sedicenti pedofili. Il poliziotto che ispezionerà il suo computer esclamerà: "Non avevo mai visto nessuno che avesse visitato così tanti siti pomo!".

Nella rete perciò bisogna saper navigare per non affondare, andare a picco e srnarnrsì per sempre.
Il vissuto che porta gli adolescenti ad abusare dei social e delle App è quello di una solitudine non tanto esistenziale, che segna il passaggio di ogni adolescente dall' età infantile alla tarda adolescenza, ma una solitudine abissale dentro alla quale un ragazzo sente di non avere alcun valore per nessuno. E il vuoto relazionale diviene porta d'ingresso all'abisso senza fondo delle vie telematiche. È dunque il desiderio di esserci quello che induce a vivere più in rete che in strada. È la ricerca di passioni che colmino un' esistenza vuota quella che fa del sesso in rete una vera e propna perversione.
Educare alla solitudine riflessiva è dunque un principio inalienabile, ma esso non va confuso con il lasciare figli e allievi troppo soli perché non si riesce a vederli nemmeno quando si è nella stessa stanza.
Ladolescente deve potersi fare compagnia da solo, ma impara questa abilità se i genitori hanno sviluppato, a partire da una totale interdipendenza, una graduale autonomia del figlio. Ogni bambino arriva, grazie a questa totale dedizione familiare che solamente poco a poco lo stacca da mamma e papà in modo proporzionale alla sua età cronologica, a saper giocare da solo nella sua cameretta, a fare per conto suo i compiti scolastici, a dormire nel suo lettino. Egli apprende attraverso queste esperienze che può farcela a sostenersi facendosi compagnia. E questo sarà il prezioso bagaglio che lo aiuterà a sviluppare durante l'adolescenza la capacità di stare da solo con se stesso imparando a dialogare con le sue voci interiori e ad ascoltarle sopportando incertezze, paure, confusioni, crisi. Chi sa dialogare dentro di sé non ha bisogno di essere sempre circondato da voci esterne. Chi non lo sa fare invece cerca nel web le parole e le immagini che lo sostengano. Troppi ragazzi che non hanno un gruppo interno con cui confrontarsi scappano dalla vita suicidandosi. Questi preadolescenti sembrano gridare: «Guardami, accorgiti di me, se muoio mi piangerai e diventerò importante!»
Possiamo allora dire che i giovani che si ritirano dalla vita e si aggrappano alla rete giocando on line e chattando in continuazione sono anche salvati da questo mezzo. Meglio una notte in chat ad amoreggiare che una corda attorno al collo, il volo da una finestra, dei tagli profondi nelle braccia. Altri ancora per sentirsi vivi usano i social come eccitante continuo attraverso la provocazione sessuale che sconfina in quella pornografica e perciò usano internet come miniera inesauribile di giochi erotici poiché l'orgasmo dà loro l'idea di essere vivi. Eppure il dato certo è che gli adolescenti denunciano una scarsa soddisfazione sessuale: le ragazze non arrivano all' orgasmo, i ragazzi eiaculano precocemente. Sono anche queste disfunzioni nella vita reale che li fanno ritirare nella vita sessuale virtuale.

Il sesso non è allora piacere relazionale, ma diviene tentativo di riempire il vuoto affettivo. Sappiamo però che un piccolo inciampo dato da un rifiuto, un giudizio negativo, una risposta inattesa può far crollare questa struttura di sostegno. A questo punto lo stare in rete diviene foriero di morti inattese.
Il sesso virtuale allora segnala la volontà di tenersi vivi poiché gli educatori hanno disertato il loro ruolo di guida nella via incerta dell' adolescenza.
Dove sono gli adulti mentre le ragazze mandano via WathsApp all' amico del momento foto provocanti indossando biancheria intima? Dove sono gli educatori mentre i ragazzi si denudano per mostrare attributi sorprendenti alle volte ricorrendo a fotomontaggi o foto non proprie pur di stupire?
La sessualità vissuta come elemento di poco conto e non più proibita dal contesto familiare diviene facile esercizio ginnico e si trasforma in un interessante gioco al rialzo che ha come offerta la provocazione sessuale. Spesso anche senza che avvenga una scelta di campo. Il gioco infatti risulta divertente sia che lo si faccia con un amico del sesso opposto sia che lo si pratichi con un amico dello stesso sesso. La sfumata identità di genere lascia spazio al piacere piuttosto che alla scelta e con essa alla perdita della bisessualità infantile. Incerti nell'identità, gli adolescenti non costruiscono confini soggettivi specifici e rimangono vaghi esseri alla ricerca di sensazioni forti per sentire di esistere.
Passano allora ben presto a farsi selfie e video con pose seduttive e provocanti per postarli nei vari social che li incitano ad osare sempre di più. Creano inoltre piccoli filmati erotici da postare. Li girano tra amiche che si atteggiano da lesbiche, tra compagni che si immedesimano in provocanti gay o da navigati eterosessuali poiché non è l'incontro erotico che conta, ma il numero di follower che si accumulano. Lincontro sessuale perde ogni valenza di spazio del dialogo intimo e diviene provocazione sociale, esperienza nella quale l'esibirsi fa esistere, gioco senza regole. Il senso della vergogna filtrato dai monitor svanisce. La differenza tra privato e pubblico sparisce. Il sesso come linguaggio amoroso risulta sconosciuto. Il rapporto d'amore pare utopia. Il senso del pudore diviene retaggio di epoche lontane. Il corpo come spazio privato viene assolutamente ritenuto una cosa d'altri tempi.
È il mondo interno che scompare. È lo spazio della riflessione interiore che svanisce. È il luogo della coscienza dove dibattere internamente che si assottiglia. Tutto diviene azione. Scompare nell' adolescente la capacità di riflessione. Chi pratica questo sesso senza partner affettivi perde il senso del limite che lo aiuterebbe a distinguere tra un dentro ed un fuori, tra un fantasticare ed un agire e tra un sognare e un fare.
Il web è quindi risorsa per non sentirsi troppo soli nell' età del transito dall'infanzia all' età adulta, ma può essere anche un buco nero dentro a cui giovani inesperti ed ingenui si smarriscono.
M è una adolescente adottata all'età di nove anni. Oggi quattordicenne, vive tutto il travaglio dell'essere stata rifiutata da una madre resasi subito invisibile al suo sguardo, di una famiglia affidataria peruviana che l'ha maltrattata e, forse, abusata sessualmente. Ora vive in una ricca famiglia di professionisti italiani avvertendo però via via sempre di più il divario con i figli degli amici di famiglia e i compagni di classe. M si vive brutta, diversa, stupida, non voluta. E entra in un gruppo WhatsApp di ragazzi incontrati in stazione mentre si recava a scuola. Una banda di giovani, molti dei quali stranieri, che vivono nella marginalità e che non la fanno sentire una diversa. E così cerca di assecondare le loro richieste di ricevere foto di lei nuda, video che la mostrano intenta a masturbarsi fino a proporle di girare piccoli filmati mentre fa sesso con qualcuno di loro. Video che vengono poi fatti girare in rete riscuotendo un buon successo. M sente la paura, ma anche il fascino di questo protagonismo. Si sente vista, ammirata, importante. Fino al giorno in cui la madre scopre casualmente questo traffico di immagini e ... me la porta in studio sperando che una psicoterapia la rimetta in riga!
Sentirsi maschi e femmine amabili è perciò l'anelato traguardo di ogni adolescente e per raggiungerlo il giovane non può esimersi da timori e patemi, ma se ci prova con accanto adulti capaci di assumere questo ruolo può farcela mentre se accanto ha adulti distratti, o anche loro mentalmente adolescenti, non riesce a trovare appigli per andare avanti.

4 PERICOLI DEL WEB

Ask, social nato per fare dichiarazioni d'amore da parte di adolescenti timidi, proprio grazie alla garanzia dell' anonimato è diventato luogo di esposizione provocante degli organi genitali. Li si possono fare le domande di prestazione sessuale in forma anonima nella bacheca degli altri e seguire i propri amici senza che loro lo sappiano. Li circolano allora foto e video sempre più osé per raggiungere sempre più ammiratori inducendo ragazzini a stare con lo sguardo sul monitor e la mano sul pulsante delle videocamere per non perdere il gioco al rialzo. Intanto però la vita scorre altrove.
Alcuni adolescenti prediligono viverla in Snapchat dove tutto appare e scompare in tempi stretti illudendoli che la vita si fa e si disfa! Prediligono Twitter, Pandora, Tumblr, Instagram che li fa sentire indiscussi protagonisti della loro spavalda esistenza. Si fanno amare, scegliere, prediligere dietro ad un muro spesso impenetrabile da parte degli adulti. Se i grandi li raggiungono, loro emigrano in un altro social in una rincorsa che non può essere vinta dai "zoppicanti" e distratti adulti che intanto imperversano su Facebook, ormai divenuto un pacato e controllato social transgenerazionale.
Quando i giovani annusano il sapore della realtà la trovano insipida, fatta di noiose lezioni scolastiche, di allenatori sadici che esigono super prestazioni per vincere tornei a livelli sempre superiori, genitori in crisi che cercano di rifarsi una vita amorosa, madri indaffarate stritolate tra casa e lavoro, padri sommersi da impegni al punto da non poter staccare l'orecchio dall' auricolare, allora ritornano nel loro mondo edonistico. Li almeno qualcuno li vede e sta con loro. E se per ottenere questo beneficio bisogna mostrare gli organi genitali, masturbarsi, fingere amplessi travolgenti, poco importa. Tutto questo pare un prezzo pagabile a chi altrove non sente di avere nulla da vivere. Leccitazione diviene cosi normale stato emotivo. Droga casalinga priva di costi economici. E la si cerca sempre più. Alle volte si finisce con il trovare ispirazione e nutrimento nei siti pornografici. Sono immagini facilmente raggiungibili con una ricerca in quella rete nella quale genitori troppo occupati da se stessi hanno dimenticato di vigilare aprendo almeno ogni tanto la cronologia dei siti visitati.
I ragazzini, quindi, entrano indisturbati nei siti porno, vedono immagini eccitanti, godono solitariamente e si rilassano; quindi rientrano cercano ancora, imitano, postano, aspettano fiduciosi dei riscontri. Uomini perversi ne approfittano e chiedono ancora di più. Giovanetti dalle fattezze ancora effeminate si prestano ad esibire falli ancora imberbi; giovanette acerbe quanto conturbanti nel loro fiorire giocano a farsi ammirare. Se poi qualcuno chiede un appuntamento reale, possono uscire dal sogno immaginario e prendere paura e non sapere come uscirne. Se gli adulti competenti ci sono sarà giunto il momento di usarli, se non ci sono troveranno anche drastiche vie d'uscita. Ma non sempre avviene la ritirata poiché il gioco ha creato dipendenza e non si può facilmente farne a meno. Allora si corrono grandi pericoli, come uscire con quel presunto coetaneo. E scoprire che invece era un vecchio bavoso. Altre volte invece si incontra un giovane che però assieme alla sua banda di amici è Il pronto a denigrare svelando che tanta ammirazione era tutta una messa in scena e che si ritiene che la ragazza prescelta sia un maiale. È il terribile gioco che vede fare la corte via chat alla più "brutta del reame" per farla sentire ammirata e per poi incontrarla e spiattellarle quanto schifo faccia. È vero, questi ragazzi sembrano dei mostri, ma anche loro sono vittime del gioco che si può fare in rete senza far trapelare le vibrazioni del corpo. Sono ragazzi che, trovato un capro espiatorio, cercano di fuggire dallo schifo che fanno a se stessi e il web permette loro di fare avance e apprezzamenti senza che mani, occhi e pelle ne rivelino l'inganno.
Sono storie di ordinaria quotidianità perché vi è ormai una diffusa assenza di adulti capaci di educare con passione trasmettendo passioni.

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Paola Scalari
è psicologa, psicoterapeuta, psicosocioanalista, docente in Psicoterapia della coppia e della famiglia alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG e di Teoria e tecnica del gruppo operativo in ARIELE psicoterapia. Docente Scuola Genitori Impresa famiglia Confartigianato.
Socia di ARIELE Associazione Italiana di Psicosocioanalisi. E’ consulente, docente, formatore e supervisore di gruppi ed équipe per enti e istituzioni dei settori sanitario, sociale, educativo e scolastico.
Cura per Armando la collana Intrecci e per la meridiana la collana Premesse… per il cambiamento sociale, ed è consulente delle riviste Animazione sociale del gruppo Abele, Conflitti del CPPP, Io e il mio Bambino, Sfera-Rizzoli group.
Nel 1988 ha fondato i "Centri età evolutiva" del Comune di Venezia per sostenere la famiglia nel suo compito di far crescere i figli e si è occupata della progettualità del servizio Infanzia Adolescenza della città di Venezia.
Insieme a Francesco Berto ha recentemente pubblicato per le edizioni La Meridiana: "Adesso basta! Ascoltami. Educare i ragazzi al rispetto delle regole." (2004), "Fuggiaschi. Adolescenti tra i banchi di scuola." (2005), "Fili spezzati. Aiutare genitori in crisi, separati e divorziati." (2006), "ConTatto. La consulenza educativa ai genitori." (2008), "Padri che amano troppo." (2009), "Mal d'amore. Relazioni familiari tra confusioni sentimentali e criticità educative." (2011), "A scuola con le emozioni - Un nuovo dialogo educativo" (2012), "Il codice psicosocioeducativo" (2013), "Parola di Bambino. Il mondo visto con i suoi occhi." (2013).

Educare è insegnare ad avere fiducia nel mondo che verrà, a investire positivamente le proprie capacità, a sognare e faticare per realizzare le proprie speranze di vita. Una scuola attiva, formativa, lo sa.
La scuola attiva e formativa è la scuola che tutti noi vorremmo avere per i nostri bambini e ragazzi ma sembra essere lontano anni luce da quello che incontriamo quotidianamente. Prevale una lamentazione diffusa: insegnanti che si lamentano della famiglia dei propri alunni, genitori che difendono tout court i figli e non sembrano comprendere la necessità di un apprendimento basato su aspetti cognitivi, cooperativi ed emotivi. Si trova tanta demotivazione e ancor più rassegnazione, al punto da creare una sorta di imprinting alla rassegnazione anche nei bambini.
Questo libro, curato da Paola Scalari e scritto da insegnanti, pedagogisti, psicologi ed educatori ha il compito da un lato di fare una fotografia critica del presente, dall'altro di proporre buone pratiche per una scuola dell'oggi e del domani. Le buone pratiche sono basate su teorie consolidate ma non ancora applicate in maniera sistematica e consapevole: Bauleo, Pagliarani, Bleger, Freinet, Milani e, per citare il mondo attuale, Canevaro e Demetrio.
Si tratta di pratiche che tengono conto della possibilità di costruire una scuola che aiuti a pensare, dialogare, dar forma. Una scuola basata sull'ascolto, su modalità cooperative, dove bambini e ragazzi possano sentirsi liberi di esprimersi ma anche di prendersi responsabilità in base alle loro competenze. Una scuola che sa mettersi in relazione con i bambini e che sa creare basi per una coesione tra adulti che condividono l'educazione dei figli e degli allievi.
A scuola con le emozioni è rivolo agli insegnanti e ai genitori, ma anche a educatori e psicologi. Com'è il mondo visto con gli occhi del bambino? E' una domanda a cui dovrebbero saper rispondere soprattutto gli educatori dei bambini (oltre che i genitori, auspicabilmente), le maestre e i maestri di vari livelli, coloro che sono impegnati a far crescere i piccoli, ad indicare loro la strada per diventare adulti, per imparare a vivere. Una bella risposta alla domanda è contenuta nel libro "Parola di bambino" scritto da Paola Scalari e Francesco Berto, edizioni la meridiana (premesse... per il cambiamento sociale). La collana, per altro, è curata dalla stessa Paola Scalari che venerdì 14 alle 18 sarà alla libreria Einaudi di Trento in piazza della Mostra.

"Il conflitto che i bambini esprimono con le loro paure richiede l'amore di tutta la nostra intelligenza", scriveva lo psicanalista Luigi Pagliarani negli anni Novanta. Fondatore e presidente di ARIELE (Associazione Italiana di Psicosocioanalisi), Pagliarani, ha lasciato una profonda traccia del suo pensiero tanto che, molti dei suoi, allievi, ora psicanalisti e psicoterapeuti, hanno costituito la Fondazione a lui dedicata (www.luigipagliarani.ch). Fra questi Carla Weber che, venerdì 14, sarà in conversazione con Paola Scalari, co-autrice del libro. Suddiviso in quattro parti, "Alfabetizzazione sentimentale" la prima, "Chiamale emozioni" la seconda, "Il legame familiare" la terza e "Immagini spontanee, volare in alto" la quarta, "Parola di bimbo" non racconta, evoca, "mobilita cioè, poeticamente, la condizione di figlio che è l'elemento unificante l'umanità". Per gli studiosi che fanno riferimento a Luigi Pagliarani, gli autori del libro e coloro che fanno parte dell' associazione "Ariele", oltrecché della Fondazione, "la possibilità di ogni bambino di costruire un buon legame con sé stesso e con il mondo esterno va iscritta nei rapporti tra genitori, nei vincoli tra famiglie, nel tessuto vitale di un territorio, nell'attenzione creativa del mondo scolastico e nelle buone offerte del tempo libero". Sostengono gli autori del libro che "un adulto significativo nella crescita dei minori sa rimanere in contatto con la parte piccola, sensibile, fragile, incompiuta di se stesso". Solo così è possibile riconoscere ed identificarsi con le fatiche emotive dei bambini e aiutare il piccolo a "mettere in parole le emozioni". Non un percorso facile perché presuppone, da parte dell'adulto, la capacità di instaurare un livello comunicativo fra sé e il piccolo, visibile e invisibile, fra la mente di chi è già formato e la psiche di chi deve ancora formarsi. Una sfida bella, premessa necessaria per un mondo umano più equilibrato e meno sofferente. Il libro è il risultato di una ricerca sul campo fatta con i bambini e, nelle pagine sono contenute anche le loro osservazioni, le riflessioni su alcune questioni poste dall'educatore. Una postfazione di Luigi Pagliarani contribuisce a centrare ancor più il tema perché i due verbi da coniugare in ambito educativo sono "allevare e generare. Il grande - che sa ed ha - con l'allevare dà al piccolo quel che non sa e non ha. Qui c'è una differenza di statura. Nel generare questa differenza sparisce. Tutti contribuiscono a mettere al mondo, a far nascere quel che prima non c'era...". Un libro utile a educatori, genitori e adulti che vogliano rapportarsi con successo con i piccoli.