Videogame e cibi bio ecco cosa compriamo per i nostri bambini

pagina 27 – sezione: CRONACA

Intervista a Paola Scalari.

AMANO le griffe – abiti, scarpe, zaini – e tutto ciò che fa tecnologia, laptop, iPod o consolle, guardano la televisione e chattano su Facebook, Msn o Skype, ascoltano musica e vanno spesso al cinema. Mandano tanti sms.

I giovanissimi italiani sono simili, da nord a sud. Certo, molto dipende dal livello economico familiare: non tutti possono frequentare corsi di inglese, calcetto o basket, o studiare musica.

Sono diversi – però – per l’atteggiamento nei confronti dell’ alimentazione: al Sud, dove non a caso le statistiche sull’obesità dei bambini sono allarmanti, si privilegia la quantità. E – sul fronte opposto – molte mamme si affidano al biologico. Sono solo alcuni dei dati della ricerca “Kids”.

Guardano la televisione praticamente tutti, a tutte le età, e il 54 per cento dei più piccoli dichiara addirittura che non potrebbe rinunciarci mai. Poi ci sono i videogiochi: li usa il 61 per cento del totale, ma è il 75 tra 10 e 13 anni. Il Nintendo nelle sue varie versioni batte la Playstation, portatile compresa, 34 a 32. Pochissimi i fedeli della Xbox. Videogiochi a parte, il 40 per cento dei bambini da 8 a 13 anni pratica uno sport, il 30 per cento non svolge nessun tipo di attività, percentuale che sale al 50 tra 5 e 7 anni.

Solo una questione di soldi? «Non c’entra tanto la forza economica della famiglia – premette Paola Scalari, psicologa e autrice di molti libri dedicati al rapporto con i figli – quanto la preoccupazione per la crescita dei propri bambini.

La cura quotidiana è un elemento culturale e non economico: ci sono famiglie certamente non ricche che considerano un investimento mandare i figli in palestra o alla gita scolastica. Famiglie che, con difficoltà, ritagliano nel proprio budget lo spazio per un’attività artistica o una mini-vacanza culturale insegnando anche ai figli il valore dei piccoli sacrifici. E poi c’è l’investimento di tempo da parte dei genitori, il più importante per sostenere e motivare i figli, sorreggendoli nelle difficoltà. Famiglie che insegnano ai figli che è importante la cultura, e non il bene di consumo».

Prendersi cura vuol dire anche pensare all’ alimentazione. Per i più piccoli non c’è storia, sono le mamme a decidere. E le mamme mettono al primo posto qualità e dieta sana, con frutta e verdura, pochi grassi e zuccheri, prodotti senza conservanti. Il 15 per cento delle mamme dei piccoli compra alimenti biologici, quasi tutte controllano le calorie, anche perché i prodotti consumati dai bambini spesso ne hanno molte. Per questo Coop ha deciso di mettere un bollino in etichetta per consigliarne il consumo moderato.

ELVIRA NASELLI

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