Gente Veneta 19 marzo 2011
«L’uso inflazionato del “tu” è legato al fatto che pensiamo che gli altri debbano essere come li vogliamo noi. Il “lei” segna invece un confine con l’alterità e aiuta a stabilire delle buone relazioni»
E se la maestra tornasse a farsi dare del “lei” dagli alunni? E’ la proposta della psicologa Paola Scalari, ma è anche l’esigenza che molti genitori e insegnanti cominciano ad avvertire: «Non tutto nella vita è confidenza»
E se alla maestra si tornasse a dare del lei? Secondo la psicologa mestrina Paola Scalari sarebbe molto utile.
«Non occorre tornare – spiega la psicologa – al “signor maestro” o a chinare il capo, ma basterebbe mettersi a dire “maestra Lucia, mi spiega per favore…?”. Sarebbe cioè utile tornare a insegnare l’uso del “lei” quel tanto per cui i bambini possano riconoscere che non sempre si è tra amici e parenti, ma spesso si vive con persone che hanno funzioni e ruoli diversi».
Oggi nella scuola primaria il “lei” alla maestra è quasi inesistente. Ma il pericolo – sottolinea Paola Scalari – è che in questo modo si ingeneri «una confusione come se tutto fosse confidenziale. Il che rende poco precisi e poco rappresentabili nella mente i limiti e i confini, il senso dell’alterità per cui, se l’altro non lo conosci, non è che tu possa considerarlo amichevolmente, come se fosse tuo fratello».
Il “lei”, insomma, come educazione e preparazione al- la vita, in cui non tutto è piatto e uniforme, ma dove le gerarchie esistono e sono utili. «Ma il “lei” non impedisce rapporti profondi, anzi. Semmai, invece, l’uso inflazionato del “tu” è legato al fatto che pensiamo che gli altri debba- no essere come li vogliamo noi. Il “lei” segna invece un confine con l’alterità e aiuta a stabilire delle buone relazioni con gli altri». Il che induce a pensare che il ritorno a “signora” o a “maestra Lucia” in classe non sia nostalgia conservatrice…

