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Commenti

  • Paola Biasin ha scritto Altro
    Essere genitori e non amarsi: difficile!... Domenica, 14 Giugno 2015
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    Nel film "Il ladro di... Lunedì, 18 Novembre 2013

Trasparenza
Fili spezzati è un insieme di narrazioni che come cortometraggi ci parlano ed evocano immagini legate alla separazione ed al divorzio. Episodi brevi o pellicole di lunga durata che logorano e sfibrano il vitale delle relazioni, ma anche storie in cui la cascata di eventi non porta unicamente a chiusure dolorose ma si apre ad altri sentieri in cui potere scoprire qualcosa di nuovo e in cui potersi scoprire nuovamente.


Gli autori non si nascondono dietro tecnicismi e usano un linguaggio accessibile a tutti in cui si parla del dolore nella separazione che è reale, è forte ed è di tutti: è del figlio, è del padre e della madre, è del marito e della moglie ed è dei nonni in qualità di progenitori. La separazione e il divorzio attivano il dolore di chi era dentro il disegno familiare che era nato ma è finito per sgretolarsi. Il patto che si rompe crea frammentazione in ogni membro del progetto familiare e il dolore che si crea è legittimo ed affonda le radici nel “rimosso che torna a chiedere udienza”.
Un legame tra due coniugi si esaurisce e in questa dimensione svilita del legame ritornano a galla sentimenti e copioni infantili in cui è forte il senso dell’invisibilità e di rifiuto. Nel bambino - genitore riemergono quei sentimenti della fanciullezza del non sentirsi visto dall’adulto. Questo senso di non essere desiderati sembra essere continuamento riacceso dal coniuge che delude e illude le aspettative. Il trauma del non essere voluto non si scioglie, ma si trascina nella storia familiare accumulando frustrazione nel tempo e rimbalzando da legame a legame. Le sofferenze del piccolo di Ieri diventano così le sofferenza del piccolo di oggi che intrecciandosi danno origine ad agiti aggressivi. Il figlio su cui cadono questi sentimenti di rabbia e frustrazione si ritrova all’interno del vortice della separazione e sente l’esigenza di proteggere la sua intimità: è aggressivo con i compagni e con gli adulti, non sa come impegnarsi a scuola o nello sport. Il ragazzo non trova le risorse per investire su di sé perché non si sente pensato come un valore da parte dell’adulto: si percepisce più come un deposito di sentimenti negativi.
L’intento degli autori non è quello di una sterile denuncia della separazione -che è un momento che appartiene al mondo delle relazioni-; l’attenzione è altresì posta a quella significativa tendenza a nascondere l’evento. Le cause si celano, i membri della famiglia o si rimpiccioliscono o diventano dei giganti di rabbia e i silenzi occupano tutto lo spazio. La transizione della separazione si trasforma in qualcosa di cui non si può parlare e se non è parlabile, allora non è elaborabile e crea grandi fantasmi nei pensieri e nei sentimenti di grandi e piccoli. La mente familiare si annichilisce o implode su se stessa sgretolando significati sul senso del legame.
Ed è qui che l’intervento è indispensabile. Si può offrire alla famiglia un sostegno, un luogo e uno spazio in cui le sofferenze accumulate possano acquisisre un significato altro e un posto preciso nella mente familiare. Diventa fondamentale che un padre e una madre sviluppino competenze per saper custodire dentro di sé l’alleanza con l’ex coniuge per tutelare il valore del legame e tramandarlo al figlio. Il movimento è quello dei genitori che, se pur non vedendosi più uniti come coniugi, possono condividere l’investimento e il desiderio per il figlio generato insieme. Insieme si attraversa questa dolorosa transizione senza occultarla, ma dando voce alla sofferenza dei membri della famiglia.
Saper investire sul legame diventa una condizione necessaria affinché il figlio possa saper attrezzarsi per imparare a godere del bello della relazione, si può sentire amato e apprendere come si ama. Può sentirsi pensato e voluto per diventare capace di donarsi all’altro. Sentirsi vivo e custodito nel desiderio del genitore è il primo passo che permette di sentirsi adeguato e curioso per i legami e pronto per prendere confidenza con il desiderio per l’altro. Queste scene sono vissute da tanti personaggi: nel centroscena ci sono i genitori-ex coniugi e poco dietro, educatori e operatori.
A loro va il pensiero degli autori che risuona intensamente nelle pagine del libro. Gli autori, come un padre e una madre, abbracciano la complessità che spesso gli operatori fronteggiano faticosamente perché il tema della separazione è un tema che tocca la storia del bambino che si era con le sue vulnerabilità. Gli autori esortano tutti gli “educatori” ad un uso quotidiano della trasparenza: l’aggressività di un ragazzo che “offende” non va rimbalzata nell’immediato smorzando la tendenza a presentarsi come l’esempio buono sostitutivo del genitore. L’operatore è chiamato a saper accogliere la provocazione dando vita ad uno spazio diverso in cui il legame può trattenere e contenere l’offesa in un modo trasparente: senza cercare la rivincita e senza nascondere ciò che crea dolore. Il figlio ha cosi la possibilità di “tenere insieme “le parti di sé interne ed esterne, le emozioni dolorose e gioiose, il senso dell’altro e degli altri perché si percepisce desiderato e custodito nei pensieri dall’altro.
Chi porta dentro di sé il senso vitale del legame, della possibilità di generarlo e trasformarlo porta alla mente familiare la possibilità di veder nascere nuove relazioni da alimentare e da cui potersi alimentare. Nuovi personaggi per trame nuove e trasparenti.

Laura Patti, psicoterapeuta

 

Torna al libro "Fili Spezzati"

 

Paola Scalari
è psicologa, psicoterapeuta, psicosocioanalista, docente in Psicoterapia della coppia e della famiglia alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG e di Teoria e tecnica del gruppo operativo in ARIELE psicoterapia. Docente Scuola Genitori Impresa famiglia Confartigianato.
Socia di ARIELE Associazione Italiana di Psicosocioanalisi. E’ consulente, docente, formatore e supervisore di gruppi ed équipe per enti e istituzioni dei settori sanitario, sociale, educativo e scolastico.
Cura per Armando la collana Intrecci e per la meridiana la collana Premesse… per il cambiamento sociale, ed è consulente delle riviste Animazione sociale del gruppo Abele, Conflitti del CPPP, Io e il mio Bambino, Sfera-Rizzoli group.
Nel 1988 ha fondato i "Centri età evolutiva" del Comune di Venezia per sostenere la famiglia nel suo compito di far crescere i figli e si è occupata della progettualità del servizio Infanzia Adolescenza della città di Venezia.
Insieme a Francesco Berto ha recentemente pubblicato per le edizioni La Meridiana: "Adesso basta! Ascoltami. Educare i ragazzi al rispetto delle regole." (2004), "Fuggiaschi. Adolescenti tra i banchi di scuola." (2005), "Fili spezzati. Aiutare genitori in crisi, separati e divorziati." (2006), "ConTatto. La consulenza educativa ai genitori." (2008), "Padri che amano troppo." (2009), "Mal d'amore. Relazioni familiari tra confusioni sentimentali e criticità educative." (2011), "A scuola con le emozioni - Un nuovo dialogo educativo" (2012), "Il codice psicosocioeducativo" (2013), "Parola di Bambino. Il mondo visto con i suoi occhi." (2013).

Educare è insegnare ad avere fiducia nel mondo che verrà, a investire positivamente le proprie capacità, a sognare e faticare per realizzare le proprie speranze di vita. Una scuola attiva, formativa, lo sa.
La scuola attiva e formativa è la scuola che tutti noi vorremmo avere per i nostri bambini e ragazzi ma sembra essere lontano anni luce da quello che incontriamo quotidianamente. Prevale una lamentazione diffusa: insegnanti che si lamentano della famiglia dei propri alunni, genitori che difendono tout court i figli e non sembrano comprendere la necessità di un apprendimento basato su aspetti cognitivi, cooperativi ed emotivi. Si trova tanta demotivazione e ancor più rassegnazione, al punto da creare una sorta di imprinting alla rassegnazione anche nei bambini.
Questo libro, curato da Paola Scalari e scritto da insegnanti, pedagogisti, psicologi ed educatori ha il compito da un lato di fare una fotografia critica del presente, dall'altro di proporre buone pratiche per una scuola dell'oggi e del domani. Le buone pratiche sono basate su teorie consolidate ma non ancora applicate in maniera sistematica e consapevole: Bauleo, Pagliarani, Bleger, Freinet, Milani e, per citare il mondo attuale, Canevaro e Demetrio.
Si tratta di pratiche che tengono conto della possibilità di costruire una scuola che aiuti a pensare, dialogare, dar forma. Una scuola basata sull'ascolto, su modalità cooperative, dove bambini e ragazzi possano sentirsi liberi di esprimersi ma anche di prendersi responsabilità in base alle loro competenze. Una scuola che sa mettersi in relazione con i bambini e che sa creare basi per una coesione tra adulti che condividono l'educazione dei figli e degli allievi.
A scuola con le emozioni è rivolo agli insegnanti e ai genitori, ma anche a educatori e psicologi. Com'è il mondo visto con gli occhi del bambino? E' una domanda a cui dovrebbero saper rispondere soprattutto gli educatori dei bambini (oltre che i genitori, auspicabilmente), le maestre e i maestri di vari livelli, coloro che sono impegnati a far crescere i piccoli, ad indicare loro la strada per diventare adulti, per imparare a vivere. Una bella risposta alla domanda è contenuta nel libro "Parola di bambino" scritto da Paola Scalari e Francesco Berto, edizioni la meridiana (premesse... per il cambiamento sociale). La collana, per altro, è curata dalla stessa Paola Scalari che venerdì 14 alle 18 sarà alla libreria Einaudi di Trento in piazza della Mostra.

"Il conflitto che i bambini esprimono con le loro paure richiede l'amore di tutta la nostra intelligenza", scriveva lo psicanalista Luigi Pagliarani negli anni Novanta. Fondatore e presidente di ARIELE (Associazione Italiana di Psicosocioanalisi), Pagliarani, ha lasciato una profonda traccia del suo pensiero tanto che, molti dei suoi, allievi, ora psicanalisti e psicoterapeuti, hanno costituito la Fondazione a lui dedicata (www.luigipagliarani.ch). Fra questi Carla Weber che, venerdì 14, sarà in conversazione con Paola Scalari, co-autrice del libro. Suddiviso in quattro parti, "Alfabetizzazione sentimentale" la prima, "Chiamale emozioni" la seconda, "Il legame familiare" la terza e "Immagini spontanee, volare in alto" la quarta, "Parola di bimbo" non racconta, evoca, "mobilita cioè, poeticamente, la condizione di figlio che è l'elemento unificante l'umanità". Per gli studiosi che fanno riferimento a Luigi Pagliarani, gli autori del libro e coloro che fanno parte dell' associazione "Ariele", oltrecché della Fondazione, "la possibilità di ogni bambino di costruire un buon legame con sé stesso e con il mondo esterno va iscritta nei rapporti tra genitori, nei vincoli tra famiglie, nel tessuto vitale di un territorio, nell'attenzione creativa del mondo scolastico e nelle buone offerte del tempo libero". Sostengono gli autori del libro che "un adulto significativo nella crescita dei minori sa rimanere in contatto con la parte piccola, sensibile, fragile, incompiuta di se stesso". Solo così è possibile riconoscere ed identificarsi con le fatiche emotive dei bambini e aiutare il piccolo a "mettere in parole le emozioni". Non un percorso facile perché presuppone, da parte dell'adulto, la capacità di instaurare un livello comunicativo fra sé e il piccolo, visibile e invisibile, fra la mente di chi è già formato e la psiche di chi deve ancora formarsi. Una sfida bella, premessa necessaria per un mondo umano più equilibrato e meno sofferente. Il libro è il risultato di una ricerca sul campo fatta con i bambini e, nelle pagine sono contenute anche le loro osservazioni, le riflessioni su alcune questioni poste dall'educatore. Una postfazione di Luigi Pagliarani contribuisce a centrare ancor più il tema perché i due verbi da coniugare in ambito educativo sono "allevare e generare. Il grande - che sa ed ha - con l'allevare dà al piccolo quel che non sa e non ha. Qui c'è una differenza di statura. Nel generare questa differenza sparisce. Tutti contribuiscono a mettere al mondo, a far nascere quel che prima non c'era...". Un libro utile a educatori, genitori e adulti che vogliano rapportarsi con successo con i piccoli.