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Commenti

  • Paola Biasin ha scritto Altro
    Essere genitori e non amarsi: difficile!... Domenica, 14 Giugno 2015
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    Una brutta,... Mercoledì, 20 Novembre 2013
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Ogni scolaro, anche se non ha voglia di studiare, ha voglia di tornare a scuola. Ha nostalgia dei ritmi scanditi dai suoi diversi impegni, sente una frenetica smania di ritrovare i compagni per raccontar loro le sue prodezze estive, avverte perlopiù il desiderio cl Incontrare la maestra che adora. E poi c'è la gioia di scegliere nuovi zainetti, quaderni di tutte le dimensioni, penne stravaganti e colori in quantità.

Ogni allievo della scuola media, a conti fatti, è contento che gli edifici scolastici aprano i battenti. Dopo qualche periodo di frenetico divertimento, ma anche dopo tante giornate di noia, ritrova quelle abitudini che gli danno sicurezza e quegli amici che, nella graduatoria dei suoi interessi, stanno al primissimo posto. Ma anche madri e padri sono bramosi di ritrovare un po' di aiuto nella custodia quotidiana di figli difficili da gestire con i loro umori alterni. Gli studenti delle superiori temono l'impegno che chiede loro la scuola, ma bramano la vivace realtà della classe. Si chiedono titubanti: "Sarà un anno difficile?". Ma scacciano il dubbio e immaginano l'anno che prende il via foriero di novità avvincenti. Qualche genitore vive ancora l'illusoria convinzione di essere ascoltato e li minaccia sostenendo: "Vedrai che quest'anno non c'è da spassarsela ... ".

Ma i figli non ascoltano loro vanno a scuola per stare con gli amici se poi, per non perdere i compagni, bisogna farsi promuovere cl sta anche un po' di impegno! Ci sono bambini che hanno lasciato la materna ed entrano per la prima volta nella scuola primaria. È una vera iniziazione. Mamma e papà si prendono un giorno di ferie e, alle volte, arrivano anche i nonni, con tanto di videocamera, per riprendere Il nipotino mentre entra, per la prima volta, in un'aula. Tutta la famiglia aspetta da mesi questo fatidico giorno e, ora che è giunto, sta con il fiato sospeso. Adesso I risultati nell'apprendimento e il comportamento diranno se il figlio è bravo o non lo è. La scuola, con i suoi giudizi e le sue valutazioni, diventa allora anche la misura della normalità o dell'inadeguatezza dei bambini. Gli scolari che hanno lasciato i banchi della scuola elementare ed entrano alla scuola media non solo vivono con trepidazione la novità, ma anche a coppie si danno man forte scegliendo gli stessi corsi di studio per non perdere l'amico o l'amica del cuore. Spesso questo ex compagno è il punto di riferimento a cui l'alunno si attacca mentre inizia ad esplorare un nuovo mondo scolastico fatto di professori meno pronti a coccolarlo e di materie che si susseguono vorticosamente ad ogni ora. Gli studenti, seppur varcano per la prima volta il cancello delle superiori, si sentono già grandi. Stretti in piccoli gruppetti misti, si avviano, disordinatamente, verso le aule del "loro" Istituto. Anche se è il primo giorno e non si conoscono si muovono sincronizzati. Si identificano nell'abbigliamento e nella musica che, entrando nelle orecchie, Il sostiene menIre, spavaldi fuori e spaventati dentro, superano la soglia di uno sconosciuto edificio. Sono orgogliosi e non vogliono mostrare titubanze. Mamma e papà sono lontani. AI massimo inviano loro un veloce sms, di nascosto da sguardi indiscreti di coetanei, per rassicurare i genitori che stanno entrando nel mondo dei grandi, nel loro futuro, nel provare ad essere quello che desiderano. E i loro pensieri sono tutti immersi nei loro sogni di divenire medici piuttosto che elettricisti, restauratori piuttosto che maestri, periti elettronici piuttosto che hostess... Lì dentro gli studenti sperano li attendano affascinanti e sapienti docenti pronti ad accompagnarli nel loro percorso evolutivo. Si aspettano adulti competenti per imparare a conoscersi e a conoscere Il mondo.

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Paola Scalari
è psicologa, psicoterapeuta, psicosocioanalista, docente in Psicoterapia della coppia e della famiglia alla Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della COIRAG e di Teoria e tecnica del gruppo operativo in ARIELE psicoterapia. Docente Scuola Genitori Impresa famiglia Confartigianato.
Socia di ARIELE Associazione Italiana di Psicosocioanalisi. E’ consulente, docente, formatore e supervisore di gruppi ed équipe per enti e istituzioni dei settori sanitario, sociale, educativo e scolastico.
Cura per Armando la collana Intrecci e per la meridiana la collana Premesse… per il cambiamento sociale, ed è consulente delle riviste Animazione sociale del gruppo Abele, Conflitti del CPPP, Io e il mio Bambino, Sfera-Rizzoli group.
Nel 1988 ha fondato i "Centri età evolutiva" del Comune di Venezia per sostenere la famiglia nel suo compito di far crescere i figli e si è occupata della progettualità del servizio Infanzia Adolescenza della città di Venezia.
Insieme a Francesco Berto ha recentemente pubblicato per le edizioni La Meridiana: "Adesso basta! Ascoltami. Educare i ragazzi al rispetto delle regole." (2004), "Fuggiaschi. Adolescenti tra i banchi di scuola." (2005), "Fili spezzati. Aiutare genitori in crisi, separati e divorziati." (2006), "ConTatto. La consulenza educativa ai genitori." (2008), "Padri che amano troppo." (2009), "Mal d'amore. Relazioni familiari tra confusioni sentimentali e criticità educative." (2011), "A scuola con le emozioni - Un nuovo dialogo educativo" (2012), "Il codice psicosocioeducativo" (2013), "Parola di Bambino. Il mondo visto con i suoi occhi." (2013).

Educare è insegnare ad avere fiducia nel mondo che verrà, a investire positivamente le proprie capacità, a sognare e faticare per realizzare le proprie speranze di vita. Una scuola attiva, formativa, lo sa.
La scuola attiva e formativa è la scuola che tutti noi vorremmo avere per i nostri bambini e ragazzi ma sembra essere lontano anni luce da quello che incontriamo quotidianamente. Prevale una lamentazione diffusa: insegnanti che si lamentano della famiglia dei propri alunni, genitori che difendono tout court i figli e non sembrano comprendere la necessità di un apprendimento basato su aspetti cognitivi, cooperativi ed emotivi. Si trova tanta demotivazione e ancor più rassegnazione, al punto da creare una sorta di imprinting alla rassegnazione anche nei bambini.
Questo libro, curato da Paola Scalari e scritto da insegnanti, pedagogisti, psicologi ed educatori ha il compito da un lato di fare una fotografia critica del presente, dall'altro di proporre buone pratiche per una scuola dell'oggi e del domani. Le buone pratiche sono basate su teorie consolidate ma non ancora applicate in maniera sistematica e consapevole: Bauleo, Pagliarani, Bleger, Freinet, Milani e, per citare il mondo attuale, Canevaro e Demetrio.
Si tratta di pratiche che tengono conto della possibilità di costruire una scuola che aiuti a pensare, dialogare, dar forma. Una scuola basata sull'ascolto, su modalità cooperative, dove bambini e ragazzi possano sentirsi liberi di esprimersi ma anche di prendersi responsabilità in base alle loro competenze. Una scuola che sa mettersi in relazione con i bambini e che sa creare basi per una coesione tra adulti che condividono l'educazione dei figli e degli allievi.
A scuola con le emozioni è rivolo agli insegnanti e ai genitori, ma anche a educatori e psicologi. Com'è il mondo visto con gli occhi del bambino? E' una domanda a cui dovrebbero saper rispondere soprattutto gli educatori dei bambini (oltre che i genitori, auspicabilmente), le maestre e i maestri di vari livelli, coloro che sono impegnati a far crescere i piccoli, ad indicare loro la strada per diventare adulti, per imparare a vivere. Una bella risposta alla domanda è contenuta nel libro "Parola di bambino" scritto da Paola Scalari e Francesco Berto, edizioni la meridiana (premesse... per il cambiamento sociale). La collana, per altro, è curata dalla stessa Paola Scalari che venerdì 14 alle 18 sarà alla libreria Einaudi di Trento in piazza della Mostra.

"Il conflitto che i bambini esprimono con le loro paure richiede l'amore di tutta la nostra intelligenza", scriveva lo psicanalista Luigi Pagliarani negli anni Novanta. Fondatore e presidente di ARIELE (Associazione Italiana di Psicosocioanalisi), Pagliarani, ha lasciato una profonda traccia del suo pensiero tanto che, molti dei suoi, allievi, ora psicanalisti e psicoterapeuti, hanno costituito la Fondazione a lui dedicata (www.luigipagliarani.ch). Fra questi Carla Weber che, venerdì 14, sarà in conversazione con Paola Scalari, co-autrice del libro. Suddiviso in quattro parti, "Alfabetizzazione sentimentale" la prima, "Chiamale emozioni" la seconda, "Il legame familiare" la terza e "Immagini spontanee, volare in alto" la quarta, "Parola di bimbo" non racconta, evoca, "mobilita cioè, poeticamente, la condizione di figlio che è l'elemento unificante l'umanità". Per gli studiosi che fanno riferimento a Luigi Pagliarani, gli autori del libro e coloro che fanno parte dell' associazione "Ariele", oltrecché della Fondazione, "la possibilità di ogni bambino di costruire un buon legame con sé stesso e con il mondo esterno va iscritta nei rapporti tra genitori, nei vincoli tra famiglie, nel tessuto vitale di un territorio, nell'attenzione creativa del mondo scolastico e nelle buone offerte del tempo libero". Sostengono gli autori del libro che "un adulto significativo nella crescita dei minori sa rimanere in contatto con la parte piccola, sensibile, fragile, incompiuta di se stesso". Solo così è possibile riconoscere ed identificarsi con le fatiche emotive dei bambini e aiutare il piccolo a "mettere in parole le emozioni". Non un percorso facile perché presuppone, da parte dell'adulto, la capacità di instaurare un livello comunicativo fra sé e il piccolo, visibile e invisibile, fra la mente di chi è già formato e la psiche di chi deve ancora formarsi. Una sfida bella, premessa necessaria per un mondo umano più equilibrato e meno sofferente. Il libro è il risultato di una ricerca sul campo fatta con i bambini e, nelle pagine sono contenute anche le loro osservazioni, le riflessioni su alcune questioni poste dall'educatore. Una postfazione di Luigi Pagliarani contribuisce a centrare ancor più il tema perché i due verbi da coniugare in ambito educativo sono "allevare e generare. Il grande - che sa ed ha - con l'allevare dà al piccolo quel che non sa e non ha. Qui c'è una differenza di statura. Nel generare questa differenza sparisce. Tutti contribuiscono a mettere al mondo, a far nascere quel che prima non c'era...". Un libro utile a educatori, genitori e adulti che vogliano rapportarsi con successo con i piccoli.