Li univa la ricerca sul puer, la passione per la trasformazione della polis, il piacere della pars construens. L’amore per il bambino in carne ed ossa, l’attenzione per la parte incompiuta che dimora internamente nell’adulto, la passione per la progettualità creativa, la tenacia nella ricerca e la gioia nella scoperta rappresentano il punto di convergenza tra Luigi (Gino) Pagliarani e Francesco (Franco) Berto. Lo testimonia il carteggio “Carissimo Francesco Berto. Carissimo Gino Pagliarani" e l’articolo di Berto “Memoria di un incontro, due puer si parlano” pubblicato in Educazione sentimentali e le parole scritte dalla psicoterapeuta e psicosocioanalista Aurelia Galletti: «Pagliarani ci parlò di lui e di Paola tantissimi anni fa. Aveva fatto l’introduzione a Parola di bambino e diceva di aver trovato una persona davvero capace di mettersi in ascolto del puer. Con lui condivideva tante cose».
Leggi tutto: Chi cura chi cura? Un maestro con lo sguardo bambino
SESSO, PIACERE ED EROTISMO AL TEMPO DEL WEB E DEI SOCIAL:
GLI ADOLESCENTI TRA PASSIONI E PORNOGRAFIA
I social network sono gratuiti, la merce sei tu.
Enzo Raffaele
Nel mondo attuale essere adolescenti significa navigare liberamente dentro al web, vivere con lo smartphone sempre a portata di sguardo e sviluppare una crescente connessione con amici virtuali. Adolescenti nativi digitali, cioè cresciuti potendo godere da sempre della rete, crescono con genitori che sono, se non proprio dei nativi, dei precoci migranti. La famiglia è dunque oggi definibile come digitale.
Educare significa
far posto all’altro
per conoscerlo
nella sua originalità.
(Francesco Berto e Scalari Paola)
Francesco (Franco) se n’è andato.
Ti, ci ha lasciato, ma ci ha lasciato tanto
in tutto quello che ha proposto e costruito
con tutti quelli che ha incontrato,
grazie anche a te.
(Franca Olivetti Manoukian,
lettera di condoglianze)
Eravamo giovani psicologi, psichiatri, educatori, infermieri. Abbiamo conosciuto Franco Basaglia durante oceaniche assemblee studentesche. O meglio, abbiamo intercettato il pensiero di questo rivoluzionario psichiatra. Volevamo ripensare alla cura della malattia mentale. Da lì in poi nella rappresentazione del paziente nulla poté più essere uguale a prima.
Avevamo capito che il pazzo non esiste se non come esito del contesto nel quale vive e viene curato. E situazioni prive di umanità rendono il malato cronico. Relazione, empatia, dono della parola, conversazione, gruppo di discussione, riconoscimento erano gli strumenti della cura. E non possono che esserlo.
(...)
Leggi tutto: Inserto n. 9 - Prima della malattia c’è la persona con i suoi legami
Quella fase precaria dell’esistenza che è l’adolescenza, dove l’identità appena abbozzata non si gioca come nell’adulto tra ciò che si è e la paura di perdere ciò che si è, ma nel divario ben più drammatico tra il non sapere chi si è e la paura di non riuscire a essere ciò che si sogna (Umberto Galimberti).
Per ogni adolescente attraversare l’età incerta è di per sé complicato, fonte di crisi, di smarrimenti e di paure. Nel periodo della pubertà le mutazioni fisiche e psichiche aprono pertanto un periodo colmo di incertezze. Sono anni durante i quali una moltitudine di paure rende tempestosa la vita dei ragazzi e di chi sta loro accanto. Nel clima familiare, scolastico e sociale si respira un terrore che devasta la vita di tutti. La confusione regna spettrale quando, alle naturali ambasce dell’adolescente, corrispondono stravolgenti angosce negli adulti.
Di Angela Bisceglia
Non gli si può dire niente che subito pianta il muso e fa l’offeso. Per non parlare di quando perde, ad un gioco o ad una partita. Come fargli capire che non si può offendere per qualunquecosa vada storta?
Sin da piccoli, i bambini devono imparare che non si può dominare sempre su tutto e tutti, che il mondo non gira intorno a loro e che la sconfitta fa parte della vita: solo così diventeranno abili a sopportare le varie contrarietà che inevitabilmente capiteranno e non si offenderanno per un nonnulla. È il parere della psicologa e psicoterapeuta Paola Scalari.
Ci sono bambini per natura più vulnerabili, più sensibili alle critiche e quindi più permalosi; di quelli che, appena li si ‘tocca’, non riescono a sopportare l’urto e subito reagiscono offendendosi.
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